Ancora incertezza sulle azioni del settore moda a Piazza Affari

previsioni goldman sachs sul settore del lusso a causa del coronavirus

Comparto della moda sotto i riflettori nelle sedute di Borsa a cavallo d’anno: tra il 27 dicembre e il 3 gennaio (gli ultimi tre giorni di borsa aperta prima di stamane) il comparto ha ceduto complessivamente lo 0,9% facendo peggio del corrispondente settore europeo (-0,4%) oltre che del Ftse Mib (-0,2%), complici i rinnovati venti di guerra in Medio Oriente, un mercato particolarmente importante per molti dei marchi di moda tricolori. Anche la firma, attesa il 15 gennaio, dell’accordo commerciale di fase uno tra Stati Uniti e Cina potrebbe non bastare a invertire la tendenza di breve visto che la notizia è ampiamente scontata.

A pagare pegno sono finora stati i titoli a maggiore capitalizzazione, su cui lavorano i grandi investitori istituzionali e che si riducono fondamentalmente a quattro: Moncler, che ormai capitalizza oltre 10,3 miliardi di euro e ha ceduto l’1,3%, Salvatore Ferragamo (3,1 miliardi, -1%), Brunello Cucinelli (2,2 miliardi circa, -1%) e Tod’s (1,3 miliardi, -2,2%).

Dietro i quattro “big” della moda italiana a Piazza Affari c’è uno sparuto manipolo di mid cap e un certo numero di titolini che potrebbero interessare unicamente i fondi Pir compliant dopo il cambio della normativa sui Piani individuali di risparmio varata con la legge finanziaria 2020.

Ovs (439 milioni di capitalizzazione), Basicnet (323 milioni), Geox (308 milioni) e Safilo (301 milioni) valgono tutte assieme all’incirca quanto Tod’s, Aeffe arriva a 215 milioni, Ratti e Piquadro superano la soglia dei 100 milioni, per il resto stiamo parlando di società di qualche milione di capitalizzazione come Rosss (10 milioni), protagonista in queste ultimissime sedute di un rally impressionante che ne ha aumentato le quotazioni di quasi il 50% (+41,2% da inizio 2020), forse proprio a causa di qualche acquisto da parte di un istituzionale, legato o meno ai Pir che sia.

Il problema dei “titolini” è che non hanno praticamente copertura analitica se non, al più, a livello di analisi tecnica su base giornaliera. Difficile dunque predirne il trend, che tende a risultare fortemente volatile rispetto agli indici di settore e di mercato in generale. Se si dovesse guardare alle performance recenti, tra i titoli che meno hanno corso in questi giorni e negli ultimi tre mesi e potrebbero quindi recuperare terreno o comunque non perderne di ulteriore anche in caso di nuove prese di profitto sul comparto sembrano esservi Basicnet e Caleffi.

Le raccomandazioni degli analisti

Quest’ultima è di dimensioni decisamente inferiori alla prima (solo 19 milioni di capitalizzazione) ma ha avuto un andamento borsistico pressoché analogo: -2% nei tre mesi (-2,2% Basicnet) e variazione nulla nelle scorse tre sedute (+0,2% Basicnet). Altra differenza, sempre a favore di Basicnet, è che Caleffi è seguita solo da Twice Research che però non ha espresso un giudizio (pur indicando un target price di 1,62 euro lo scorso settembre), mentre Basicnet è seguita da Banca Akros che ha espresso un “buy” con target price a 6,4 euro (peraltro quasi un anno fa, lo scorso marzo).

Riassumendo: il settore moda al momento sembra soffrire delle tensioni geopolitiche in medio oriente, dopo aver ampiamente sfruttato le rinnovate speranze di accordo commerciale tra Stati Uniti e Cina e i maggiori nomi del comparto a partire da Moncler (+25% negli ultimi tre mesi) potrebbero perdere ancora terreno, così come lacune mid cap come Ovs (+22% negli ultimi tre mesi, ma già -4,2% nelle scorse tre sedute).

Per chi ha una visione positiva del settore, ed è disposto a correre qualche rischio in termini di maggiore volatilità dell’investimento, si potrebbe provare a prendere profitto da tali posizioni e in parte reinvestire in qualche mid-small cap come Basicnet che potrebbero beneficiare di un rinnovato interesse in ottica Pir-compliant.

Il quadro tecnico

Basicnet si trova al momento in un trend neutro-laterale e registra volumi di scambio modesti, a conferma dello scarso interesse mostrato finora dagli investitori istituzionali per il titolo. A medio termine inoltre il trend è ancora negativo con quotazioni che si mantengono sotto la media mobile lenta. L’esito di eventuali operazioni anche solo di trading si presenta dunque incerto ed anche l’analisi dell’indicatore Stocastico e di forza relativa (Rsi) conferma un quadro confuso senza dare indicazioni chiare sull’evoluzione futura dei prezzi.

Il trend di Basicnet

Essendo a inizio anno chi ama il rischio potrebbe tuttavia provare a imbastire qualche operazione, tenendo presente che il titolo oscilla vicino agli stop in area 5,29-5,30 euro e che se questi scattassero i primi supporti si troverebbero quasi un 10% al di sotto di tali livelli, attorno a 4,91-4,83 euro per azione. Se invece le quotazioni tenessero e sul titolo tornasse maggiore interesse, si potrebbe assistere a un rimbalzo almeno sino ai 5,42-5,46 euro dove sono indicate le prime resistenze e poi, eventualmente, a 5,55-5,65 euro in caso di ulteriore positività.

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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