Attenzione ai rialzisti a oltranza sul dollaro!

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A cura di Syz Asset Management
Adottare un approccio di asset allocation flessibile è il modo migliore di rettificare un portafoglio, nei mesi a venire, rispetto all’ambiente reflazionario transitorio in cui stiamo entrando. Azioni e materie prime sono i nostri attivi preferiti in questo genere di scenario.
Il nesso tra azioni e inflazione è alquanto contrastante poiché un aumento della pressione inflazionistica potrebbe spingere i tassi d’interesse al rialzo, portando inizialmente a un declassamento della valutazione di mercato delle azioni (tassi d’interesse più alti porterebbero a un minore P/E). Tuttavia, questo impatto negativo dovrebbe avere vita breve e le azioni dovrebbero poi registrare buone performance. Le azioni a più lungo termine si sono rivelate una buona protezione contro l’inflazione (ne sono validi esempi Israele negli anni ‘80 e più di recente l’Argentina).
Le materie prime (petrolio, metalli industriali) beneficeranno anch’esse dell’aumento dell’inflazione. L’oro, che deve essere considerato una valuta alternativa, sarà a sua volta favorito nella nostra allocazione. Il posizionamento non coperto sull’oro dovrebbe dare buone performance, in particolare se alla base dell’inflazione c’è il deprezzamento valutario (come nel Regno Unito con la brusca svalutazione della sterlina).
Considerato che le obbligazioni probabilmente saranno colpite dall’aumento dell’inflazione e dei tassi d’interesse, l’esposizione complessiva a questa classe dovrebbe essere ridotta e la duration abbassata. Benché le obbligazioni indicizzate all’inflazione siano finalizzate a coprire il rischio di inflazione, dovrebbero essere oggetto di attento esame poiché il rendimento reale potrebbe essere negativo (come avviene di fatto nel Regno Unito).
Valute: i rialzisti del dollaro potrebbero restare delusi. A più lungo termine, l’elemento chiave per gli investitori nel 2017 sarà la direzione del dollaro statunitense. Benché nel breve termine la valuta USA abbia ancora spazio per andare al rialzo, a più lungo termine non siamo tanto rialzisti sul dollaro quanto la maggior parte degli investitori. La valuta è cara e la recente forza del dollaro ha già contribuito a una buona dose di stretta monetaria negli Stati Uniti, consentendo potenzialmente alla Fed di essere più rilassata di quanto si aspetti il mercato.