Aumenta la volatilità sull’azionario in scia a un peggioramento delle news sulla guerra comerciale

Nonostante la peggior seduta per Wall Street dall’ 8 ottobre scorso, l’Asia ha mantenuto un comportamento sostanzialmente composto. Merito del “China Complex” che ha mostrato una volta di più lo spirito di contraddizione di cui è capace. Se l’altro ieri aveva reagito con indifferenza ai buoni numeri sui PMI e al sentiment inizialmente positivo, ieri ha mostrato progressi in faccia alla debacle dei Paesi industrializzati, e in sprezzo al newsflow sul trade, che si è fatto invero poco incoraggiante.

Infatti, dopo che Trump aveva annunciato il ripristino dei dazi sui metalli per Argentina e Brasile, la Casa Bianca ha aperto un procedimento per tassare importazioni dalla Francia, in risposta alla digital tax. Lighthizer ha dichiarato che l’US Trade Representative sta esplorando la possibilità di istituire dazi anche contro altri paesi europei che applicano tributi simili.

Dal lato cinese, il Global Times ha dichiarato che la Cina pubblicherà in tempi brevi la famosa lista di “entità non affidabili” minacciata a maggio scorso. Questa mossa, che potrebbe condurre a sanzioni contro aziende USA, avverrebbe come ripicca per l’imminente approvazione al Congresso di un altro progetto di legge inviso alle autorità, volto a sanzionare gli ufficiali responsabili di abusi sui mussulmani Uiguri.

Si è risvegliata pure la Corea del Nord, con Kim a dichiarare che se gli USA non migliorano le offerte per  la denuclearizzazione entro fine anno, potrebbero ottenere un “regalo di Natale indesiderato”.

Al sentiment nell’area ha però giovato la notizia che il Governo Giapponese sta predisponendo un pacchetto di stimolo fiscale del valore di 13 trilioni di yen, per sostenere l’economia (e presumibilmente bilanciare l’impatto dell’aumento dell’IVA). Sicuramente le indiscrezioni hanno permesso a Tokyo di contenere le perdite.

Trovandoci a meno di due settimane dalla data prevista,  in assenza di sviluppi concreti, per l’introduzione dei dazi sui prodotti di consumo (15 dicembre), questo giro di vite non poteva passare inosservato. Dalla retorica verso la Cina, alle rappresaglie contro i partner commerciali, alle minacce, tutto mostra che la recente fiducia posta dal mercato in un lieto fine è a forte rischio di un bagno di realtà: un deal è tutt’altro che scontato, e i dazi invece che scendere, potrebbero salire. Potremmo anche trovarci di fronte alle ultime bordate prima dell’accordo. Ma quest’ipotesi implica che i prossimi dieci giorno potrebbero risultare parecchio movimentati. Così l’azionario ha preso la via del ribasso e ha rapidamente accumulato un discreto calo.

Dal punto di vista tecnico, rotto il livello di 3.090 di S&P 500 (purchè questa rottura sia confermata in chiusura), il prossimo livello di supporto è in area 3030 (ex resistenza e media mobile 50 gg). L’idea è che arriveremo quasi sicuramente ad un test.

Il trend dell’S&P 500

A cura di Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr

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