Autogrill torna di moda a Piazza Affari (Trump permettendo)

Dopo settimane di rumor, la notizia è arrivata ufficialmente: Pai Partners ha avanzato un’offerta vincolante per Areas da 1,55 miliardi di euro. Areas è il terzo maggior operatore globale della ristorazione in concessione al mondo (opera anche in Italia col marchio MyChef), fa capo al gruppo francese Elior ed è stata valutata 7,7 volte il multiplo Ev/Ebitda.

Una valutazione leggermente più elevata di quella a cui tratta Autogrill (circa 7,1 volte il rapporto Ev/Ebitda) ma che non ha spaventato il colosso francese del private equity nato da una costola di Paribas (Pai stava infatti per Paribas Affaires Industrielles) che gestisce fondi per 13,5 miliardi di euro avendo già concluso operazioni per 48 miliardi di controvalore.

Il primo effetto dell’annuncio è stato un ritorno d’interesse anche per Autogrill, che ieri è salito di oltre un punto percentuale a 8,68 euro per azione. Pur a questi livelli il titolo, in recupero di circa il 12% negli ultimi tre mesi, resta un 15% abbondante al di sotto delle quotazioni di 12 mesi fa ed oltre il 26% al di sotto del picco storico di 11,79 euro toccato a fine 2017.

L’incremento dei volumi registratosi nelle ultime sedute ogni volta che sono tornati acquisti sul titolo Autogrill induce gli analisti tecnici a ritenere possibile una prosecuzione del trend positivo con primi obiettivi individuabili almeno in area 8,8 euro e supporti attorno a 8,3-8,4 euro. Per chi ama operare in ottica di trading è dunque possibile impostare una strategia rialzista di breve periodo, tanto più che il trend appare nel complesso positivo anche a medio e lungo termine.

Assoluta prevalenza di giudizi positivi anche da parte degli analisti fondamentali, con ben sette “buy” e due “outpeform” a fronte di un solo giudizio negativo e di un prezzo obiettivo medio attorno a 10,42 euro per azione che implica un potenziale rialzista del 20%. In attesa dei conti del primo trimestre, che saranno resi noti tra un mese, il 23 maggio, gli analisti monitorano anche l’espansione delle attività internazionali del gruppo.

Di recente infatti la controllata americana HmsHost ha siglato due nuovi contratti con gli aeroporti cinesi Shanghai Pudong Airport (durata quinquennale per 8 locali con giro d’affari stimato in 50 milioni) e Beijing Daxing International Airport (durata quadriennale per 6 locali con giro d’affari stimato in 15 milioni). Contratti il cui impatto è dunque trascurabile (il consenso prevede un fatturato di poco inferiore a 5 miliardi per Autogrill per l’anno in corso) ma strategicamente interessanti per almeno due motivi secondo Equita Sim, che sul titolo esprime un “buy” con target price di 10,4 euro.

Primo, perché in questo modo il gruppo Autogrill, entrato in Cina solo tre anni fa, riesce a raddoppiare il proprio fatturato annuo in un paese dalle forte prospettive di crescita, secondo perché conferma la capacità di Autogrill e delle sue controllate di siglare nuovi contratti in paesi emergenti nel canale aeroportuale, ritenuto più interessante e redditizio di quelli autostradale e ferroviario. Sullo sfondo restano tuttavia i timori legati a un eventuale mancato accordo tra Stati Uniti e Cina in tema di rapporti commerciali, che esporrebbe il titolo Autogrill ad un nuovo potenziale storno delle quotazioni a breve termine.

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, ceo di 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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