Autostrade per l’Italia, c’è l’accordo: i Benetton si “sacrificano” e Atlantia vola in Borsa

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È stata una notte insonne e “di lacrime e preghiere” come direbbe Antonello Venditti, ma alla fine dopo un consiglio dei ministri terminato solamente all’alba di oggi, l’accordo per Autostrade per l’Italia è arrivato: Aspi diventerà una public company e la famiglia Benetton, con la sua holding Atlantia, uscirà progressivamente fuori dai giochi.

Entrando nel merito dell’accordo, come riferiscono diverse fonti governative, il consiglio dei ministri ha dato mandato a Cassa Depositi e Prestiti di iniziare, entro il 27 luglio, l’iter di ingresso all’interno di Aspi che prevede da una parte un aumento di capitale per l’acquisizione del controllo (il 51%) proprio di Autostrade per l’Italia e dall’altra la contestuale uscita della famiglia Benetton, e quindi di Atlantia, da Aspi.

Infatti, se fino ad ora Atlantia controllava l’88% di Aspi, adesso con questa nuova modalità, arriverà a detenere circa il 10-12% dell’azionariato. Successivamente, però, dopo che Autostrade per l’Italia sarà quotata in Borsa tramite un Ipo (che dovrebbe portare a una società con un azionariato diffuso alto, fino al 50%), Atlantia ridurrà ancora una volta la sua quota. In sintesi, nel giro di un anno (questa sarebbe la tempistica per la quotazione e l’operazione totale) la famiglia Benetton  sarà praticamente tagliata fuori da Aspi.

Autostrade: le rinunce dei Benetton e l’ascesa in Borsa di Atlantia

Come si legge nel comunicato stampa pubblicato sul sito dalla presidenza del consiglio dei ministri, la proposta per l’accordo per Autostrade per l’Italia prevede anche “specifici punti qualificanti riguardo alla transazione”:

  • Misure compensative ad esclusivo carico di ASPI per il complessivo importo di 3,4 miliardi di euro;
  • riscrittura delle clausole della convenzione al fine di adeguarle all’articolo 35 del decreto-legge “Milleproroghe” (decreto-legge 30 dicembre 2019, n. 162);
  • rafforzamento del sistema dei controlli a carico del concessionario;
  • aumento delle sanzioni anche in caso di lievi violazioni da parte del concessionario;
  • rinuncia a tutti i giudizi promossi in relazione alle attività di ricostruzione del ponte Morandi, al sistema tariffario, compresi i giudizi promossi avverso le delibere dell’Autorità di regolazione dei trasporti (ART) e i ricorsi per contestare la legittimità dell’art. 35 del decreto-legge “Milleproroghe”;
  • accettazione della disciplina tariffaria introdotta dall’ART con una significativa moderazione della dinamica tariffaria.

Oltre a ciò, bisogna aggiungere che i Benetton hanno accettato di rinunciare anche alla possibilità di potersi pagare dei dividendi. In base a quanto descritto, quindi, la revoca, invocata dal premier Conte, è ormai sempre più lontana, ma con essa è sempre più distante anche la famiglia Benetton, che di fatto esce di scena dopo il crollo del ponte Morandi.

Il rally di Atlantia a Piazza Affari

Infine, c’è anche da evidenziare un altro aspetto. Dopo la terribile seduta di lunedì mattina, il titolo Altantia – dopo che inizialmente non era stata ammessa agli scambi per eccesso di rialzo – sta facendo segnare in Borsa Italiana una crescita del 21,5%, con le azioni che sono passate dal prezzo di 11,55 euro per azione a quello attuale di 13,92 euro per azione.

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