Azionario Emergenti ma con hedging: l'approccio di Comgest

Investire sui mercati emergenti ma con la protezione. È l’approccio adottato da Comgest per il proprio fondo Comgest growth emerging markets flex fund. L’asset manager indipendente francese, specializzato sui mercati emergenti (dove ha investimenti per circa 12 miliardi, il 60% delle proprie masse) ha infatti aggiunto al tradizionale investimento long only una copertura in future, variabile dallo 0 al 100% del portafoglio, a seconda del livello di volatilità dei mercati. E che a luglio ha toccato quota 80% di hedging, salito poi ad agosto e settembre al 100 per cento. In media tuttavia la protezione è stata intorno al 30%, mentre la volatilità del fondo è rimasta quasi sempre al di sotto del 20 per cento.
Tutto questo ha permesso di avere una performance a zero da inizio anno, contro il -10% circa dei mercati azionari emergenti. Nei suoi tre anni di storia (il fondo è nato a settembre 2012), il rendimento annualizzato si attesta al 6,3%, contro il +1,1% dell’Msci emerging markets. I mercati emergenti non si muovono più tutti nello stesso verso, pertanto lo stock picking torna a essere un atout importante nella gestione del portafoglio. E il sentiment negativo che pervade questi Paesi “aiuta” i migliori gestori a selezionare i titoli con le migliori prospettive e capacità reddituali. Tanto che finora il massimo drawdown subito dal fondo (17% contro il -32% del mercato) è dovuto in gran parte all’effetto cambio (sulle valute non viene fatto hedging) piuttosto che dalle perdite sul mercato azionario.
Attualmente il portafoglio è investito per il 16% in beni di consumo, per il 18% in servizi finanziari, nel settore internet mobile per il 28% e ancora in infrastrutture e industriali (23%) e nei global leader (ad esempio Heineken,Infosys, Hutchison Wampoa) per l’ultimo 15 per cento. Con un passaggio graduale, quindi, nel corso degli anni, dai beni di consumo ai servizi, seguendo cioè l’evoluzione delle classi medie di questi Paesi: due esempio sono China Life e China Mobile. Cina e India sono le principali esposizioni in termini geografici, con le A shares cinesi che valgono ormai il 20% della quota “cinese” del portafoglio.  M.M.