Azionario Europa, i leader di mercato sono una porta più sicura per l’Asia

“L’economia globale è stata colpita da una serie di shock intensi e collegati. Il Covid-19 e le decisioni politiche che sono seguite hanno causato un collasso record della domanda. Inoltre, il collasso dei prezzi petroliferi ha colpito le regioni che lo producono, senza corrispondere a benefici per le regioni che lo consumano. Una rapida riduzione della leva e gravi disturbi all’interno dei mercati finanziari sono stati calmati dalle straordinarie azioni delle banche centrali e dalle gigantesche iniezioni di liquidità. I mercati sviluppati, specialmente l’Europa, sono l’epicentro della crisi economico-sanitaria. I tassi di mortalità sono stati molto più alti che in Asia e nei Paesi in via di sviluppo; ma sono anche molto ampie le variazioni tra Paesi. Una significativa differenza nel successo nel controllare la diffusione del virus e la mortalità tra Asia, Europa e Stati Uniti e tra gli stessi Paesi europei sta avendo delle implicazioni per la ripresa economica”. E’ l’analisi di Niall Gallagher, Investment Director, responsabile delle strategie azionarie europee di Gam Investments.

Inoltre, la crisi economico-sanitaria ha accentuato e accelerato fortemente i trend strutturali più importanti. In primo luogo si è visto un cambiamento della crescita relativa nei consumi verso gli emergenti e l’ascesa della classe media asiatica, significativamente meno colpita dal Covid-19. La classe media a livello globale sta crescendo: lentamente nei Paesi avanzati e rapidamente nelle economie dei Paesi emergenti. Il mercato della classe media in Usa, Eurozona, e Giappone dovrebbe crescere dello 0,5% l’anno, paragonato a una crescita annuale del 6% o più in Cina e India. Infatti l’Asia è sulla buona strada per rappresentare i due terzi della classe media a livello globale entro il 2030 e, nei prossimi 5 anni, spingerà l’80% dei nuovi consumi.

Contestualmente lo spostamento del commercio da offline a online è visibile su tutti i settori. Probabilmente continuerà anche dopo il lockdown, a causa della cautela dei consumatori ad entrare nei negozi fisici e grazie alla nuova esperienza del digitale. Senza contare che il futuro è cashless. Beneficiando del crescente commercio online dovuto anche alla repulsione dei consumatori per il contante, i pagamenti sono passati dal contante al digitale. Allo stesso modo, il lavoro da casa ha innescato un aumento della domanda per il cloud computing & processing e le infrastrutture digitali. Come testimoniato anche dalle parole del Ceo di Microsoft Satya Nadella, “l’attuale architettura cloud è stata di grande supporto nell’aiutarci a muovere l’economia verso questo nuovo modo di lavorare”. Probabilmente questi saranno cambiamenti permanenti nel lavoro a livello globale.

Invece, la de-carbonizzazione è un trend che travalica la crisi da coronavirus e interesserà in prima battuta i probabili destinatari di supporto fiscale governativo. L’accresciuta pressione regolamentare sul settore privato per conseguire l’obiettivo di raggiungere zero emissioni di anidride carbonica entro il 2050 per tenere l’aumento delle temperature globali sotto 1,5°C e fornire soluzioni alle sfide del riscaldamento globale coincide con diverse opportunità, concentrandosi su innovazione e leadership in produzione di energia, costruzioni, agricoltura e settore automobilistico. L’Europa è leader della de-carbonizzazione nei settori pubblici e privati. Nel medio termine gli obiettivi europei sono stati chiaramente delineati con la riduzione di almeno il 40% nelle emissioni dei gas serra (rispetto ai livelli del 1990), una quota delle energie rinnovabili almeno al 32% e il miglioramento di almeno il 32,5% nell’efficienza energetica.

Ma perché l’azionario europeo è una destinazione interessante per l’era post-Covid? Innanzitutto ospita leader globali nei settori più importanti, dove sono in atto trend di crescita a livello mondiale. Inoltre, le aziende europee giocano il ruolo di “enabler”, ovvero società fondamentali per l’adozione di tecnologie dirompenti; o “disrupter”, che beneficiano e guidano il cambiamento (per esempio nella migrazione verso l’universo online). Ma ci sono anche interessanti casi di “adapter”, che stanno assestando con successo il proprio modello di business alle evoluzioni in corso. Da ultimo, molte società europee rendono possibile raggiungere in maniera economica e sostenibile gli obiettivi delle politiche pubbliche a livello globale. Oltre il 50% dei ricavi delle società europee quotate sui mercati deriva da fuori Europa. Le economie dei mercati emergenti hanno contribuito ai ricavi degli azionari europei tanto quanto i Paesi europei stessi, con una quota dei recavi dai Paesi emergenti in crescita. Specialmente l’Asia sta rimbalzando, dando evidenza di una ripresa a “V”. Una selezione di società europee offre la forte crescita dei Paesi emergenti con una corporate governance e costo del capitale propri dei mercati sviluppati. Dunque, l’azionario europeo offre un’unica esposizione a leader globali in molte aree: nei consumi, specialmente nel lusso, negli alcolici premium, nei marchi di prestigio, ma anche nei settori industriali come beni strumentali, con una selezione di titoli nei settori della salute, della tecnologia e dell’economia green.

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