Azionario globale: è ora di passare a una mentalità inflazionistica

di David Eiswert, Portfolio Manager e Global Focused Growth Equity Strategy di T. Rowe Price

Come investitori, ne abbiamo passate molte negli ultimi anni. Una crescita apatica e rendimenti bassi, che persistono dall’inizio della crisi finanziaria, hanno influenzato sensibilmente il comportamento degli investitori e delle imprese. Nonostante ciò, ci sono segnali che il quadro stia cambiando. Quasi dal nulla, abbiamo assistito a un’espansione globale dell’M&A che potrebbe essere già definita una delle maggiori ondate di acquisizioni mai registrata.

Eppure, la spesa in conto capitale e gli investimenti continuano a soffrire. Modelli ben più ampi d’investimento aziendale, al di fuori di M&A, saranno necessari come driver importante della domanda incrementale nella prossima fase del ciclo economico. Quello che ci incoraggia è che le condizioni dell’industria stanno iniziando a migliorare tramite una carenza d’investimenti e attraverso attività di M&A, cosa che gli investitori accolgono favorevolmente, dati gli alti livelli di profittabilità acquisita rispetto ai bassi costi di finanziamento. Ciò sta creando colli di bottiglia in alcune aree dell’economia globale, incluso il settore edilizio negli Stati Uniti e nel Regno Unito, la manodopera specializzata e persino in alcuni segmenti delle banche commerciali. Un tema comune è che tali settori hanno assistito a un significativo consolidamento negli ultimi cinque anni e che ciò in fin dei conti crea potere di determinazione dei prezzi, quando tale fase giungerà a termine.

Questa tendenza sta chiaramente sostenendo la creazione di un contesto fertile per un miglioramento dei ritorni sul capitale all’interno di alcuni settori. Anche una ripresa moderata nella domanda fornirà opportunità per un’ulteriore capacità di determinazione dei prezzi, un driver robusto di ritorni azionari. A nostro avviso un ampliamento di questo trend spronerà la spesa aziendale e l’inflazione salariale con il tempo, il che sosterà un’ulteriore espansione economica.

Per passare da una mentalità difensiva e deflazionistica a una inflazionistica ci vuole tempo, ma tale processo è già in corso. Nel breve termine, gli investitori sono evidentemente preoccupati del potenziale impatto che un incremento dei tassi di interesse a breve termine della Federal Reserve avrà sui mercati e sull’economia. Prendendo in considerazione il grande trambusto legato prima al tapering e ora alla stretta monetaria, tale operazione da parte della Federal Reserve ha implicazioni reali positive e dovrebbe, alla fine, fungere da catalizzatore in questa transizione da una mentalità deflazionistica a una inflazionistica.

Durante tale transizione, gli investitori dovrebbero considerare come vogliono posizionarsi nei prossimi due o tre anni. Incoraggeremmo gli investitori a considerare le loro esposizioni verso quelle imprese che vedranno aumentare, di pari passo con i tassi di interesse, profitti e margini. I titoli finanziari statunitensi rimangono attraenti, mentre le imprese con ritorni economici in miglioramento nel tempo – grazie all’innovazione, alla regolamentazione e ad altri driver – dovrebbero continuare a essere guardate con attenzione.