Azioni Usa, l’impatto di un taglio dei tassi di interesse sul portafoglio

wall street

“Anche se si parla di tagli ai tassi di interesse, i timori di una recessione negli USA sono ingiustificati”. Parola di Cormac Weldon, Responsabile US Equities di Artemis, che di seguito spiega nei particolari la propria view.

Ero alla riunione di Chicago, quando James Bullard, governatore della Federal Reserve di Saint Louis e membro votante del Comitato federale per le operazioni di mercato aperto (FOMC), organo di attuazione della politica monetaria, ha aperto il fuoco per le riduzioni dei tassi di interesse.

James Bullard ha commentato che avrebbe presto richiesto un taglio dei tassi di interesse, evidenziando che la credibilità della Federal Reserve è al momento a rischio, in quanto non è stata in grado di produrre un livello costante di inflazione al 2% per gli ultimi 10 anni. Inoltre, egli ritiene che i timori relativi al commercio internazionale abbasseranno ulteriormente la crescita economica.

James Bullard ha insistito nel sottolineare che non si aspettava una recessione negli USA, considerando che non vede nell’economia eccessi, la cui correzione comporterebbe una recessione. Tutto questo è coerente con il nostro punto di vista. Mentre le aspettative sugli utili aziendali sono diminuite notevolmente agli inizi dell’anno, con alcuni osservatori che lanciavano allarmi su una possibile recessione degli utili per il primo trimestre, i primi annunci indicavano invece che sia i fatturati sia gli utili delle aziende statunitensi risultavano sotto alcuni aspetti anche migliori del previsto.

I commenti di James Bullard confermano la nostra posizione, visto che aspettiamo un rallentamento della crescita economica e la costante mancanza di inflazione già da un po’. Se le questioni sul commercio internazionale non si risolvono nei prossimi mesi, di sicuro riteniamo che sia il caso di abbassare i tassi di interesse, per attutire il colpo di una caduta pronunciata dell’attività economica.

In ogni caso, continueremo a monitorare l’inflazione anche se riteniamo improbabile che un aumento della stessa induca la Fed a non abbassare i tassi di interesse.

Crediamo che il nostro portafoglio sia ben posizionato, con una predisposizione per crescita, stabilità e aziende di qualità. Questo orientamento significa che i nostri investimenti dovrebbero rivelarsi resilienti in presenza di una battuta d’arresto. Ad ogni modo, anche se non riteniamo che sia il caso di ruotare verso azioni cicliche e di valore, continuiamo a cercare azioni di società sottovalutate che scontano ingiustamente gli effetti di uno scenario particolarmente negativo”.

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