Banche centrali contro il virus. Ma potrebbero non bastare più

“I giorni che stiamo vivendo sono nuovamente di apprensione. L’arrivo dell’autunno in Europa ha coinciso con una nuova propagazione del Covid-19: nelle ultime settimane, infatti, le curve dei contagi hanno subito una forte accelerazione in diversi paesi. Questa seconda ondata vede attualmente un numero di ospedalizzazioni ancora contenuto, sebbene con alcune eccezioni rilevanti (ad esempio le aree di Madrid e Parigi). La preoccupazione è che possa verificarsi una maggiore recrudescenza del virus, con conseguente aumento del tasso di occupazione delle terapie intensive, tale da richiedere interventi più drastici da parte dei nostri governanti”. E’ la riflessione di Massimo De Palma, Responsabile team Multi Asset Italia di Gam (Italia) Sgr. Di seguito la sua analisi sul ruolo delle banche centrali nell’attuale fase di incertezza.

In questo senso, Olanda, Inghilterra e Francia sono già alle prese con forme più o meno severe di lockdown a livello locale. Decisioni del genere hanno ovviamente un impatto diretto sulle attività economiche. I primi effetti li stiamo già riscontrando su alcuni indicatori anticipatori: martedì 13 ad esempio in Germania è stato pubblicato lo Zew, che misura il livello di fiducia e le attese di crescita economica da parte di industria e servizi. Era previsto un livello di 72, il dato ha invece deluso con un misero 56,1. Non si tratta dell’unico dato di questo tipo: è da alcune settimane che le stime degli analisti risultano essere ottimistiche rispetto alla realtà dei fatti.

Banche centrali, fino a quando potranno reggere contro il virus?

D’altro canto, se confrontiamo l’andamento dell’indice dei direttori degli acquisti (Pmi) con la Base Monetaria (M1), traslata nove mesi in avanti, abbiamo delle indicazioni confortanti. Si può notare una forte correlazione tra i due indicatori, quindi al rallentamento dell’attività economica di breve termine dovrebbe seguire un intenso recupero, dovuto alla decisa espansione monetaria da parte della Bce.

Questo scenario resta il più plausibile, qualora il controllo e il contenimento della pandemia si dimostrino efficaci. In caso contrario, appare purtroppo verosimile una revisione al ribasso delle stime di crescita per il quarto trimestre e per il 2021. Il conseguente spostamento in avanti della tempistica di recupero della redditività da parte del tessuto produttivo renderebbe l’impatto sui mercati azionari inevitabile. A quel punto l’azione di banche centrali e governi potrebbe soltanto attutire gli effetti di nuove chiusure.

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