Banche di nuovo a picco: il Fondo di Risoluzione necessita di più soldi

Banche di nuovo nell’occhio del ciclone. “Colpa”, queste volta, delle indiscrezioni stampa secondo cui il Fondo di Risoluzione avrebbe bisogno di altri 1,5 miliardi di euro per coprire la differenza tra il probabile incasso della cessione delle quattro good bank e il patrimonio netto delle stesse, pari a 1,8 miliardi di euro. Nel dettaglio, le quattro banche salvate potrebbero essere cedute a un prezzo inferiore alle attese e i proventi dovrebbero essere inferiori alle somme già concesse da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca, Banco Popolare e Banca Monte Paschi. E agli istituti potrebbero essere chiesto di anticipare altre due rate al Fondo di Risoluzione per un controvalore di 1,5 miliardi di euro.

Risultato, l’indice settoriale FTSE Italia Banche lascia al momento sul terreno un ribasso di oltre il 3% e l’indice Ftse Mib sfiora una discesa dell’1,5 per cento.

Gli impatti attesi sulle banche dal nuovo esborso Gli analisti di Equita SIM, secondo quanto riportato da TrendOnline, hanno calcolato che in base ai versamenti precedenti, l’impatto negativo sul Common Equity Tier 1 sarebbe di circa 5 punti base per Unicredit, Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio e Creval, mentre per le altre banche sarebbe di 10 basis points. In base alla capitalizzazione di mercato sarebbero più penalizzati gli istituti di credito con il minor rapporto capitalizzazione di mercato/depositi e quindi la SIM milanese fa i nomi di Banca Monte Paschi e di Banca Carige, con un impatto negativo del 5%, mentre per le altre sarebbe pari a circa l’1%.

Gli analisti confermano view negativa sui bancari Equita SIM mantiene una view negativa sul settore bancario di Piazza Affari, dal momento che secondo gli analisti servono più azioni strutturali per accelerare la redditività e/o un contesto macro più favorevole affinchè si possa adottare una visione più costruttiva sul comparto.Dopo la diffusione dei conti del primo trimestre, gli esperti della SIM milanese hanno deciso di ridurre del 5% e stime del settore bancario, tagliando ulteriormente l’utile del 7% per via di un minor net interest income.
Per quanto riguarda i principali trend dei primi tre mesi dell’anno, gli analisti fanno notare che il net interest income non si è ancora stabilizzato e che il contesto dei prossimi trimestri resta sfidante, vedendo ulteriore pressione sui margini. Indicazioni favorevoli arrivano però dalla qualità dell’attività, con lo stock di crediti non performanti che si è stabilizzato, tanto che al SIM milanese crede che il rischio di downside sulle stime sia ora limitato.