Banche globali – Chi sta nuotando nudo?

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di Julian Wellesley, Analista azionario Senior di Loomis Sayles

Le prospettive per la maggior parte delle grandi banche di tutto il mondo rimangono favorevoli, e uno dei motivi è che molte banche globali hanno registrato per un paio d’anni costi insolitamente bassi di smaltimento dei crediti in sofferenza. Perché? Una crisi finanziaria, come quella verificatasi nel 2008, è spesso seguita da un periodo di bassa crescita dei prestiti. Ma ci sono alcuni segnali preliminari di allarme i quali indicano che sul mercato stanno nascendo delle difficoltà. Eccone alcuni:

Esposizione a materie prime ed energia Le banche più a rischio sono quelle con una storia di forte crescita dei prestiti e di elevata esposizione a materie prime o energia. Standard Chartered è esposta a entrambe. I prestiti sono cresciuti rapidamente (17% all’anno) tra il 2004 e la metà del 2014, quando hanno frenato bruscamente. L’esposizione alle materie prime è elevata al 9%. Il nuovo amministratore delegato ha recentemente ammonito: “Siamo cresciuti in modo aggressivo in alcuni mercati, abbiamo accettato alte concentrazioni per settore, per area geografica e per singolo debitore, e abbiamo trovato alcuni controlli operativi deboli che hanno esposto il gruppo a perdite e frodi”.

Banche asiatiche Dopo aver ampiamente evitato le ultime due recessioni globali (2003 e 2009), le banche asiatiche sembrano più vulnerabili ora. Le banche dei Paesi esportatori di materie prime sembrano relativamente deboli; la qualità del credito si è deteriorata in mercati come l’Indonesia e la Malesia. Bank Negara, una delle banche indonesiane più in difficoltà, ha registrato una diminuzione dei ricavi e una perdita infrannuale nel secondo trimestre, mentre ha avviato una pulizia “conservativa” di alcuni crediti in sofferenza. Ma le banche asiatiche partono da una posizione di elevata redditività e capitale forte, quindi il deterioramento del credito è un problema di reddito, non di capitale. La crescita dei prestiti ha già rallentato; ora è al 10% o meno nella maggior parte della regione (fatta eccezione per la Cina, che è al 15%), secondo la disponibilità dei dati delle banche centrali. Finora non vedo segni del contagio dei mercati finanziari a cui abbiamo assistito nella crisi asiatica del 1997-1998.

Banche statunitensi Le banche statunitensi hanno una bassa esposizione al settore minerario e petrolifero: le più grandi banche statunitensi hanno normalmente un’esposizione del 2-3%. Comerica, con sede in Texas, ha un’esposizione più elevata, con l’energia che rappresenta il 7% dei suoi crediti a metà anno. I crediti critici (cioè di qualità inferiore) di Comerica sono aumentati del 25% nei primi sei mesi del 2015, a quasi il 5% del totale dei crediti. Tuttavia, i costi di smaltimento dei crediti in sofferenza erano solo lo 0,2% dei prestiti nel secondo trimestre, meno della metà della media di lungo periodo. Penso che le cose potrebbero andare peggio. Le linee di credito delle aziende di esplorazione e di produzione di petrolio più piccole si basano solitamente sul valore delle riserve conosciute e sono condivise da un gruppo di banche. Queste linee di credito sono esaminate due volte all’anno, in primavera e in autunno. Le banche hanno ridotto le linee di credito alle società di esplorazione e produzione in misura modesta la scorsa primavera, anche dopo che i prezzi del petrolio erano scesi di oltre il 30%. Le banche preferirebbero non essere così generose, ma non vogliono portare i loro debitori all’insolvenza.

Banche australiane e canadesi Queste banche hanno un’esposizione sorprendentemente bassa nei confronti delle aziende energetiche, considerato che entrambi i Paesi sono grandi produttori di energia. I settori minerario ed energetico sono normalmente solo il 3% dei loro prestiti. Australia and New Zealand Banking Group potrebbe essere più a rischio, dal momento che ha perseguito una strategia di “crescita asiatica” per oltre un decennio. Il credito alle imprese asiatiche è ormai il 15% del portafoglio crediti totale della banca, ed è la quarta più grande banca corporate internazionale nella regione dopo Citigroup, HSBC e Standard Chartered.

Warren Buffett ha detto: “È solo quando la marea si ritira che si scopre chi stava nuotando nudo”. Non riesco a capirlo del tutto. La bassa marea non lascia sulla spiaggia le persone, solo le meduse. Ma credo che probabilmente avremo delle delusioni dagli utili delle banche che hanno avuto bassi standard di sottoscrizione. Nel contesto attuale di lenta crescita globale e tensione nei mercati emergenti, preferisco grandi banche retail ben capitalizzate che hanno opportunità di riduzione dei costi. Alcune banche ad alto rischio stanno cominciando ad avere quotazioni che sembrano a buon mercato, ma sono felice di aspettare un affare con maggior potenziale in futuro.