Banche italiane, non migliora il profilo di rischio

I dati della Banca d’Italia sul settore bancario di maggio non mostrano elementi di particolare discontinuità rispetto ai mesi precedenti, salvo registrare un leggero calo dello spread commerciale sulle erogazioni, in controtendenza con il segnale registrato ad aprile. Lo rilevano gli anlisti di Equita Sim.

I numeri del settore bancario italiano

Volumi: la crescita degli impieghi accelera leggermente rispetto al mese precedente (+1% anno su anno contro il +0.8% di aprile) grazie al segmento corporate (-0.2% contro -0.6%), mentre il segmento retail conferma il run rate dei mesi precedenti (+2.6%). Sull’anno fiscale gli analisti di Equita si attendono una crescita degli impieghi a livello di sistema dell’1.5%.

Spread: peggiora leggermente lo spread sui nuovi impieghi corporate (-3 punti base rispetto al mese precedente, a 1.43%), mentre rimane stabile il tasso sulle nuove erogazioni retail al 2,26%. In particolare, si registra un aumento sensibile dei tassi sui nuovi impieghi garantiti large tickets (+25 punti base rispetto ad aprile, a 1,31%), mentre, contrariamente alla dinamica osservata in aprile che aveva fatto ipotizzare i primi effetti relativi al calendar provisioning, diminuisce lo spread sulle posizioni unsecured.

Esposizione a titoli governativi: a maggio i titoli di stato nei bilanci delle banche italiane mostrano una contrazione di 3 miliardi a 392 miliardi, invertendo il trend di accumulo complessivamente registrato nei mesi precedenti. Questo segnale è coerente con la politica di diversificazione del portafoglio fixed income annunciata da diverse banche (Unicredit, Creval). “Continuiamo a ritenere – scrivono gli analisti di Equita Sim – che la diversificazione del portafoglio titoli di stato rappresenti una delle direttrici di intervento di medio termine del regolatore propedeutica al completamento dell’Unione Bancaria (stock BTP/CET1 banche italiane al 150% contro una media Ue al 100%).

Asset quality: lo stock di sofferenze rimane stabile rispetto ad aprile a 92 miliardi.

Le previsioni di Equita Sim

In un report, gli analisti di Equita sottolineano come l’attività di funding, anche per l’uscita dal TLTRO, non dovrebbe comportare ulteriori rischi di erosione dell’utile da investimento netto (Nii). Lo scenario sui ricavi resta tuttavia molto debole e questo non permette un rerating strutturale dei multipli di mercato.

In dettaglio, nei primi sei mesi dell’anno le banche hanno emesso 23 miliardi di bond a uno spread di 269 punti base rispetto a un margine sul back-book di 228 punti base. Il 65% delle emissioni si è concentrato su carta senior, Unicredit è stata la banca più attiva anche a causa dei vincoli di capacità di assorbimento totale delle perdite (Tlac) con una quota di mercato del 33% delle emissioni. Secondo gli analisti, ipotizzando una riduzione di 100 miliardi in operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO), le banche dovranno emettere 55 miliardi di nuovi bond entro il 2022, di cui 50 miliardi per rinnovare quelli in scadenza. “Non ci attendiamo ulteriore pressione sul Nii di settore causa funding plan anche se alcune banche (Mps e Popolare di Sondrio) potrebbero risentire più della media della necessità di accelerare le emissioni. L’accelerazione del Nii (0.6% CAGR) resta quindi legata a dinamiche dei volumi che però stentano ad accelerare (a maggio +1% sullo stesso mese del 2018) causa debolezza del segmento corporate (flat contro il +2,6% del retail).

Negli ultimi 12 mesi la market cap si è ridotta del 22% nonostante un calo del 36% dei crediti deteriorati (Npe) e -30 punti base di spread sovrano rispetto al -18% nelle stime di utili. Il mercato non sembra incorporare la riduzione del profilo di rischio via costo del capitale la cui dinamica resta legata a fattori macro e locali.

I risultati del secondo trimestre, aggiungono gli analisti di Equita, non dovrebbero rappresentare un catalyst perché non si vede espansione nel Nii (-1% sul trimestre precedente) e nelle commissioni (flat) mentre il costo del rischio dovrebbe restare sotto controllo (58 punti base contro i 45 del primo trimestre). La riduzione dello spread sovrano – proseguono gli analisti – aumenterà il CET1 di 11 punti base. “In aggregato stimiamo 3,3 miliardi di utili (dai 2,8 miliardi del primo trimestre) ma l’aumento è legato a componenti straordinari di Unicredit (850 milioni) e Banco Bpm (320 milioni).

“Le priorità strategiche che emergono dal questionario che abbiamo inviato ai top manager – concludono gli esperti di Equita Sim – difficilmente possono migliorare il quadro in ottica di re-rating dei multipli. Infatti, l’aumento del Rote è considerato prioritario da due terzi dei top manager ma solo in una prospettiva di medio periodo, indicazione che gli investitori non ritengono credibile, mentre nel breve termine il 40% dei partecipanti al questionario considera ancora necessaria una riduzione del profilo di rischio (che il mercato non incorpora in termini di maggior valore)”.

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