Banche italiane sugli scudi, ma in Europa perdono terreno nel digitale

Banche sugli scudi a Piazza Affari dopo l’Ops lanciata da Intesa Sanpaolo su Ubi Banca: il titolo di quest’ultima vola a +23%, in rialzo anche quello dell’istituto guidato da Carlo Messina, mentre l’entusiasmo trascina al rialzo anche Banco Bpm, su cui il mercato scommette in vista di possibili ulteriori aggregazioni.

A tanto entusiasmo fa però da contraltare, nella stessa giornata, la pubblicazione del nuovo report di S&P Global Ratings sulla situazione delle banche italiane, con particolare riferimento alla digitalizzazione, dal quale emerge chiaramente che operazioni come quella annunciata da Intesa Sanpaolo rappresentano solo una tappa del lungo percorso di avvicinamento degli istituti di credito di casa nostra agli standard europei.

Standard che sono ancora lontani, fra l’altro, proprio sul piano della trasformazione che l’evoluzione tecnologica sta imponendo al comparto negli ultimi anni. Anche se la “colpa”, più che delle banche, è dei clienti. Secondo gli analisti di S&P, infatti, benché in Italia la disponibilità di nuove tecnologie per i clienti sia in crescente aumento e la maggior parte delle banche si stia adattando al mondo digitale migliorando i processi interni, offrendo soluzioni multicanale e collaborando con le fintech, tuttavia “l’adozione massiva dell’open banking potrebbe richiedere più tempo, visto il conservatorismo dei clienti nell’approcciare nuovi servizi finanziari e il forte attaccamento verso i fornitori di servizi finanziari tradizionali”.

L’andamento dell’indice Ftse Italia Banche negli ultimi 12 mesi

Il tutto mentre si sta delineando la regolamentazione dell’open banking, fattore che probabilmente favorirà la trasparenza e l’ingresso di nuovi operatori sul mercato. “Stimiamo che i rischi nel breve termine siano contenuti visti i vantaggi delle banche in termini di relazione con i clienti. Tuttavia il rischio di disruption potrebbe essere complessivamente elevato, in particolare per quelle entità che non riescono a stare al passo con l’innovazione e con il contesto competitivo in costante cambiamento”, si legge nel report.

Di conseguenza, “i nostri rating sulle istituzioni finanziarie italiane sono inferiori a quelli della maggior parte dei peer dell’Europa occidentale, essendo esposte a maggiori rischi economici e per via delle incertezze sull’affidabilità creditizia dei titoli di Stato e quelle legate alla forza dell’esecutivo. Inoltre – puntualizzano gli analisti di S&P – anche i modelli di business di alcune banche sono a rischio”.

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