Banco Bpm in recupero dopo gli esiti degli stress test della Bce

Un quadro ricco di luci e ombre quello emerso dagli stress test della vigilanza Bce sui 109 principali istituti bancari europei. Le banche italiane, in particolare, hanno visto il Credem brillare tra i migliori in termini di requisiti Pillar 2 (i buffer di capitale extra necessario ad una banca per superare le ipotesi dello scenario più avverso tra quelli ipotizzati nei test), ma anche sei istituti presentare un buffer superiore a quello medio (confermato pari al 2,1% come lo scorso anno).

Se il gruppo emiliano guidato da Nazzareno Gregori con un buffer dell’1% è risultato il terzo migliore alle spalle di Sfil Sa e di Crh Caisse de Refinancement de l’Habitat (entrambi con un buffer dello 0,75%), a pari merito con Haspa, Finanzholding e Banque et Caisse d’Epargne de l’Etat, tra le italiane Mediobanca (buffer pari all’1,25%), Intesa Sanpaolo (1,5%), Unicredit (1,75%) e Bper Banca (2%) non hanno presentato problemi di sorta, mentre Ubi Banca, Banco Bpm e Cassa Centrale Banca (tutte al 2,25%), Iccrea (al 2,50%), Mps e Banca popolare di Sondrio (entrambe al 3%) qualche problemino devono ancora avercelo per presentare buffet superiori a quello medio.

La risposta degli investitori non ha però tenuto conto solo di questo giudizio, tanto che stamane chi guadagna di più è Banco Bpm (3 miliardi di capitalizzazione) che sopo la prima ora di scambi e quasi 9 milioni di pezzi passati di mano sale sopra i 2,01 euro con un rialzo dell’1,2% contro il +0,7% del Credem e l’1% scarso di Unicredit. A favore dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna, peraltro reduce da una settimana in cui le quotazioni sono cadute di quasi 4 punti (portando a -5,1% il bilancio degli ultimi tre mesi e riducendo a +10,4% il guadagno rispetto a 12 mesi or sono), è la promozione (da “hold” a “buy”, con target price confermato a 2,3 euro per azione) giunta da parte degli analisti di Hbsc.

Il giudizio degli analisti

In media gli analisti fondamentali sono moderatamente positivi sul titolo, con 9 consigli di acquisto e 7 neutrali (e nessun consiglio di vendita), a fronte di un target price medio di 2,37 euro che implica un 18% di potenziale rialzista. Da notare anche che a fronte di attese di consenso per circa 796 milioni di euro di utile ante imposte, Banco Bpm dovrebbe staccare un dividendo di consenso di 7 centesimi per azione, equivalente ad un dividend yield del 3,5% circa.

Sul fronte tecnico, dopo che nel 2019 il titolo ha guadagnato appena il 3%, sottoperformando sia il +28% del Ftse Mib, sia il +23% del Ftse Italia Banche e il +11% dell’Eurostoxx Banks (ma Banco Bpm è stato superato anche dai risultati di altre due ex-popolari come Bper Banca, +33%, e Ubi Banca, +15%), il prezzo appare essersi appoggiato poco sopra la fascia dei minimi storici tra 1,75 e 1,52 euro, risultando praticamente azzerato rispetto al picco storico di 99,86 euro (circa 97 euro in termini rettificati) visti a fine aprile 2007.

Proprio la tenuta delle resistenze in area 1,52-1,75 ha poi consentito dalla scorsa estate un primo rally che appare tuttora in corso nonostante il consolidamento degli ultimi mesi. L’eventuale piena realizzazione di un “flag rialzista” spingerebbe il titolo prima sui 2,20-2,35 euro e poi anche sui 2,75-3 euro per azione. Se il prezzo si manterrà sopra i 2 euro per azione gli analisti tecnici suggeriscono dunque di aprire posizioni lunghe. In giornata i supporti sono indicati attorno a 1,95 e poi eventualmente a 1,90 euro per azione (target del movimento ribassista visto nelle scorse sedute), mentre le resistenze sono segnalate a 2,02 euro, stop loss delle strategie ribassiste di brevissimo periodo.

In caso di ulteriori acquisti favoriti anche da possibili chiusure di posizioni ribassiste su Banco Bpm, i prezzi potrebbero poi avvicinarsi all’area 2,04-20,6 euro (ed eventualmente puntare ai 2,08 euro) per azione. Il rimbalzo potrebbe essere favorito da un aumento dei volumi di scambio, già intravisto nella giornata di ieri, ma i prezzi dovranno risalire prima sopra la media mobile veloce e poi sopra quella lenta perché il quadro di breve e poi anche di medio periodo torni del tutto positivo. Per il momento restano moderatamente negativi i segnali forniti dallo Stocastico e dall’indicatore di forza relativa (Rsi), entrambi nell’area inferiore di oscillazione ma lontani dall’ipervenduto.

L’andamento di Banco Bpm a Piazza Affari negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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