Banco Bpm non si scalda per l’ipotesi di un matrimonio con Mps

L’idea piace alla politica, innamoratasi da tempo dell’idea di tornare a controllare quanto più possibile l’economia sfruttando i “salvataggi” (Ilva, Alitalia, Mps) per dar vita a nuovi “campioni nazionali” di settore. Fatto sta che dopo il via libera al derisking da 8 miliardi di euro per Mps che prevede il deconsolidamento parziale a favore di Amco (l’ex Sga) della “bad bank” in cui i crediti deteriorati sono confluiti, con opzione asimmetrica che se esercitata da tutti gli azionisti di minoranza (tra cui Generali) farà scendere la partecipazione del Tesoro dall’attuale 68,24% al 63,87%, iniziando così un graduale processo di diluizione della quota in ano pubblica propedeutica al futuro “matrimonio” del Mps con qualche altro istituto, il tam tam di borsa si è subito concentrato sul nome del futuro “sposo” di Siena.

Secondo un report di Citigroup di fine 2019, se un “supergruppo” Mps-Banco Bpm-Ubi Banco-Bper Banca era già improbabile prima della crisi (e a maggior ragione ora che Ubi Banca è finito nel mirino di Intesa Sanpaolo e che Bper Banca si è detta pronta a rilevarne 532 sportelli), proprio il calo degli Npl e l’emergere di possibili sinergie anche di ricavo erano i due fattori chiave da tenere sotto controllo per capire quale aggregazione avesse maggiori probabilità di essere realizzata. Sulla carta una combinazione con le carte in regola potrebbe essere quella tra Mps e Banca popolare di Sondrio, ma il mercato sembra guardare più a Banco Bpm-Mps, tanto più dopo che Reuters ha scritto ieri di possibili scenari di integrazioni tra i due istituti.

Secondo fonti citate dall’agenzia, di “una potenziale integrazione tra le due banche” avrebbero già parlato in un incontro ieri a Milano l’amministratore delegato di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, e la presidente di Mps, Patrizia Grieco. Da parte sua il Tesoro starebbe preparando un decreto col quale prevedere la possibilità di procedere alle “operazioni straordinarie” necessarie alla dismissione, anche in più tranche, della quota in Mps, attraverso offerte pubblica di vendita rivolte a investitori retail italiani, tra cui gli stessi dipendenti di Mps, e istituzionali.

Nel complesso le voci non sembrano fare bene a Banco Bpm, che dopo aver ceduto il 3,4% nelle ultime 5 sedute di Borsa anche oggi perde un altro mezzo punto a poco più di 1,32 euro per azione nella prima ora di scambi. Ai livelli attuali il titolo resta del 25% al di sotto delle quotazioni di 12 mesi fa e registra una certa dispersione di pareri tra gli analisti fondamentali, con 5 giudizi positivi, 6 neutrali e 4 negativi a fronte di un target price di 1,37 euro per azione, di poco superiore ai livelli a cui oscillano i prezzi in Borsa.

Da notare che se l’integrazione avvenisse per valori attorno a quelli espressi dalle capitalizzazioni di borsa attuale Banco Bpm con 2 miliardi di market cap otterrebbe circa il 53% del capitale del futuro gruppo a fronte del 47% che spetterebbe agli azionisti di Mps (1,8 miliardi circa di capitalizzazione, a 1,6 euro per azione a cui il titolo si è portato stamane guadagnando un altro 1,5% ed essendo già un 40% al di sopra dei valori di un anno fa). Un rapporto che è mutato decisamente a favore di Mps negli ultimi tre mesi (+40% il titolo senese, +11% quello milanese) proprio in coincidenza coll’aumentare dell’attesa per il deconsolidamento degli Npl di Siena.

Dal punto di vista grafico, Banco Bpm appare attraversare una fase di consolidamento laterale di breve periodo, all’interno di un’ampia fascia di oscillazione tra 1 e 1,5 euro, dunque poco sopra i minimi toccati lo scorso 21 maggio (10 centesimi al di sotto dei minimi segnati durante il crollo delle quotazioni di marzo). La tendenza di breve termine resta moderatamene negativa, col titolo stamane distante sia dai primi supporti, in area 1,27 euro e poi a 1,22 euro per azione, sia dalle resistenze, indicate a 1,39 e poi a 1,42 euro per azione.

Anche lo stocastico (nell’area inferiore della sua banda d’oscillazione) conferma la situazione di incertezza delle quotazioni a breve termine, mentre l’indicatore di forza relativa (Rsi) sembrerebbe indicare una possibile divergenza positiva, compatibile con un recupero di forza a breve. La situazione si presenta incerta come conferma anche l’appiattimento delle due medie mobili veloce (7 sedute) e più lenta (14 sedute) entrambe appena sopra gli 1,33 euro, livello a sua volta di poco superiore alle quotazioni. E’ quindi possibile che la fase di incertezza prosegua ancora per qualche seduta prima di un segnale più deciso. La formazione nelle ultime sedute di minimi crescenti (1,266 prima, 1,285 poi) e di massimi decrescenti (a 1,46, 1,41 e 1,36 euro) suggerisce la formazione di un “pennone” che rende possibile a breve un’accelerazione in entrambe le direzioni, con una leggermente superiore probabilità di un’uscita al rialzo dalla fase di congestione.

Banco Bpm in Borsa negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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