Bce: cambia l’economia, cambia l’approccio. L’analisi di Pepperstone

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A cura di Matteo Paganini, Managing Director Italy di Pepperstone

Finalmente qualcuno ha dimostrato l’intenzione di ascoltare le preghiere che nel corso degli ultimi 10 anni abbiamo inviato chiedendo di rivedere l’approccio all’inseguimento di un’inflazione al 2% come obiettivo principale della Bce. Soprattutto dato che, esattamente dal 2004, ci siamo resi conto che l’economia non avrebbe potuto più essere la stessa a causa di un sistema di cambi fissi che è l’euro. I meccanismi di aggiustamento naturali che si realizzavano tramite le fluttuazioni dei diversi tassi di cambio presenti in passato da ormai più di 15 anni non sono possibili e si sono trovati innumerevoli modalità per riuscire ad agire sui meccanismi di domanda aggregata (limitandola in alcuni paesi, i cosiddetti Piigs), per fare in modo che questi riequilibri potessero avvenire in maniera forzata.

I meccanismi di aggiustamento economico

Per fare un esempio molto semplice, se quando avevamo la lira si desiderava acquistare un automobile tedesca (ad esempio un Bmw o una Mercedes), il concessionario doveva vendere lire italiane e acquistare marchi tedeschi (ovvero andare lungo di Dem/Itl), in modo tale da poter avere marchi per pagare i tedeschi e portare le autovetture in Italia, che poi venivano vendute al prezzo di mercato, sul quale chiaramente incidevano anche i costi di trasporto e quelli legati al cambio. Va da sé che l’acquisto continuo di marchi (Dem), faceva salire il valore del marco tedesco fino a quando, a conversione effettuata, il prezzo in lire dell’automobile sarebbe stato troppo alto per il valore percepito, portando a un rallentamento della domanda per Bmw o Mercedes, facendo ripiegare gli acquirenti su automobili, per esempio, francesi. Si cominciava dunque a smettere di acquistare auto provenienti dalla Germania e si cominciava ad andare in concessionari della Citroen, i quali dovevano acquistare più franchi francesi vendendo sempre lire (lunghi di Ffr/Itl), facendo così salire il valore del franco, e al contempo facendo scendere quello del marco a causa dei minori acquisti.

Questo esempio, chiaramente semplificato, mostra come i cambi facevano la loro nel riequilibrare l’allocazione degli effetti della domanda aggregata di beni e servizi, un qualcosa che da troppo tempo non è più possibile e che ci ha portato nel corso dell’ultimo ventennio a considerarci euroscettici, sostenendo l’idea che l’architettura della moneta unica dovesse saltare a gambe all’aria. Un’idea che continua a rimanere dentro di noi, ma che ha incontrato delle soluzioni imposte dall’alto (riduciamo tutto a una combinazione di interventi della troika, austerity e politiche monetarie ultra accomodanti) che la comune decenza non ci aveva nemmeno fatto immaginare.

La nuova strategia della Bce

Ma questo è quanto, dobbiamo convivere con il whatever it takes di Draghi ma finalmente, dato che il diktat è chiaro, la Bce sta iniziando un processo di revisione dei target che guidano la politica monetaria. La Bce ragionerà su una nuova formulazione quantitativa della stabilità dei prezzi, ragionerà su eventuali nuovi strumenti di politica monetaria, sull’analisi economico monetaria e sui meccanismi di comunicazione.

Come detto, questo sistema di cambi fissi (la storia ha dimostrato che nessun sistema di cambi fissi abbia mai funzionato) ha mutato totalmente i meccanismi economici di trasmissione dei flussi monetari e con essi i loro effetti, per cui occorre un ulteriore aggiustamento, per l’individuazione del quale potrebbe servire un anno, ma che piano piano ci verrà verosimilmente comunicato. Vedremo cosa ci comunicheranno e nel corso del tempo forniremo la nostra soluzione al problema (partendo dal presupposto che tutti si lavori per migliorare le cose e non per perseguire degli obiettivi, come invece sembra che sia, di progressivo impoverimento di alcuni Paesi a discapito di altri), nel frattempo concentriamoci su fattori reali che poi, infine, sono quelli che concretamente devono interessarci. Molto onestamente da un punto di vista intellettuale, quanto letto finora, non ci serve a nulla nella vita reale e nell’approccio al mercato, forse serve soltanto a farci comprendere meglio il perché siamo arrivati fino a questo punto.

L’eurodollaro

La moneta unica, nei confronti del dollaro (come visto ieri all’interno del Pepperstone Trading Hub) ha perso terreno andando a toccare quota 1,1040, esattamente sui punti statici precedenti ed attualmente l’idea, dovuta anche alla forza relativa di dollaro, è di poter seguire ulteriori tentativi di approfondimento verso area 1,1010 e 1,0990.

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