Bce, ecco le conseguenze delle parole di Draghi sui mercati

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“Il governatore della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, infiamma i mercati e apre a un nuovo allentamento della politica monetaria europea”. Questa l’opinione degli analisti di Banca del Piemonte, secondo i quali l’occasione è stata fornita durante la riunione annuale a Sintra, nel corso della quale si celebrava il ventesimo anniversario della valuta europea. Draghi ha sottolineato le nuove sfide che la politica monetaria si trova ad affrontare e come gli strumenti messi a disposizione e la relativa politica di reazione si siano evolute in questo senso.

In particolare, dato che l’inflazione europea rimane molto lontana dagli obiettivi e dato che il mercato sta a sua volta incorporando attese di inflazione stabilmente basse nel tempo, la risposta deve essere adeguata rispetto a quello che è il mandato della BCE: inflazione di poco inferiore al 2%. Draghi è stato molto esplicito su tre fattori.

Primo fra tutti che c’è simmetria sul mandato: “inflazione di poco inferiore al 2%” vuol dire che il livello potrebbe collocarsi anche ad un livello superiore anche se solo per un breve periodo di tempo.
Secondo, gli strumenti necessari per raggiungere l’obiettivo devono e possono essere utilizzati con convinzione e perseveranza (ad esempio spingendo in territorio ancor più negativo i tassi).
Terzo, la funzione di reazione non smette mai di evolversi. La Banca Centrale infatti vuole utilizzare tutte le leve a sua disposizione e questo può voler dire tagliare ulteriormente i tassi o introdurre politiche monetarie ad hoc.

Più che altro è significativo il messaggio che ha veicolato in quanto sembra quasi voler “instradare” il suo successore verso un percorso sempre espansivo.
È indubbio, infatti, che l’obiettivo principale della BCE, quello di rilanciare l’inflazione e mantenerla vicino al 2%, fino ad ora non sia stato centrato e che necessitino nuove e forse più incisive azioni sul fronte tassi. I mercati finanziari hanno reagito di conseguenza di fronte a questo scenario, spingendo al rialzo le attività di rischio (dalle azioni alle obbligazioni ad alto rendimento, dalle obbligazioni della periferia al debito emergente) e portando i rendimenti dei titoli governativi core in Europa su livelli sempre più negativi. In un mondo che è sostenuto da una sempre più ingente liquidità e nel quale gran parte dei rendimenti governativi sono negativi, a breve la risposta dei mercati è stata quella della ricerca di rendimento forzata sugli emittenti a spread, siano essi legati a un maggiore rischio sovrano piuttosto che societario.

Il messaggio della Federal Reserve

Nella riunione mensile di giugno la Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi (secondo previsioni), ma ha fornito un messaggio ancora più accomodante per quanto riguarda il futuro; i rischi per l’andamento economico sono costantemente di calo e la revisione al ribasso anche delle aspettative di inflazione è significativa; per questo motivo l’autorità di politica monetaria sta cambiando atteggiamento e sarà meno paziente in futuro, tenendosi pronta ad agire di conseguenza nel caso lo scenario macro dovesse non migliorare. Queste dichiarazioni rendono sempre più probabile un ribasso dei tassi d’interesse durante le prossime riunioni della Banca Centrale statunitense, forse già in quella del prossimo luglio.

Lo scenario macroeconomico

Le politiche monetarie hanno anche tratto linfa dagli ultimi dati economici pubblicati che vedono un’economia statunitense ancora con ritmi di crescita in rallentamento come evidenziato ad esempio dal Leading Indicator che non è cresciuto nel mese di maggio; in Europa continuiamo a vivere una relativa stabilizzazione del ciclo forti di un settore dei servizi che tiene bene ma indeboliti da una manifattura sulla quale i timori dei dazi si fanno sentire.

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