Bialetti prova a ripartire ma è presto per farsi un caffè

In un agosto rivelatosi particolarmente altalenante per la borsa di Milano, complice la rinnovata incertezza del quadro politico nazionale, soffrono anche i titoli a media capitalizzazione come Bialetti, nonostante i buoni dati della semestrale resa nota a inizio mese.

La semestrale di Bialetti

Bialetti, società nel cui capitale è presente anche Diego Della Valle col 6,94%, ha infatti chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi consolidati in calo del 5% su base annua a 64,2 milioni (ma su base organica il dato segna +6,7% rispetto allo stesso periodo del 2018), un Ebitda normalizzato (non inclusivo di IFRS 16 e componenti non ricorrenti) tornato positivo per circa mezzo milione, rispetto alla perdita di 2,7 milioni del dato dell’anno precedente, e un risultato netto di gruppo positivo per 22,1 milioni, contro la perdita di 15,3 milioni di un anno prima, grazie anche agli effetti del piano di ristrutturazione e all’pplicazione dell’IFRS 9.

Il piano di ristrutturazione di Bialetti

Va ricordato che lo scorso aprile il Tribunale di Brescia aveva omologato in assenza di opposizioni il piano di ristrutturazione, che ha previsto la ristrutturazione dei debiti coi veicoli di investimento Sculptor gestiti dal fondo Och-Ziff Capital Investments, col veicolo di cartolarizzazione di crediti Moka Bean, con Banco Bpm, Sga, Intesa Sanpaolo, Mediocredito Italiano, Mps, Banca del Territorio Lombardo Credito Cooperativo, Securitisation Services, Banca Finanziaria Internazionale, Loan Agency Services e Bialetti Holding.

Il piano ha previsto altresì la ristrutturazione dei debiti e la cessione “pro soluto” dei crediti con Moka Bean e Bnl, con Moka Bean e Ubi Banca e con Moka Bean e Unicredit. Sul fronte patrimoniale, l’indebitamento finanziario netto normalizzato (non inclusivo degli IFRS 16 e 9) a fine semestre è cresciuto a 95,8 milioni dai 79,3 milioni di fine dicembre 2018, a seguito della concessione di nuova finanza come previsto dagli accordi di ristrutturazione.

Operativamente, il primo semestre dell’anno ha visto un calo su base annua del segmento di pentole del 26% a 6,3 milioni di euro, e del segmento Italia del 13% a 42,2 milioni di euro, mentre il segmento resto del mondo è calato del 18% a 2,6 milioni di euro. Come dire che a far sperare per il futuro il Ceo Francesco Ranzoni è ancora, innanzitutto, l’amore per il caffè degli italiani.

Bialetti a Piazza Affari

Sul titolo, complice una capitalizzazione calata a meno di 30 milioni di euro (-16% la variazione nell’ultimo anno, di cui -11,5% da inizio 2019), ma +2% circa nell’ultima settimana), non esistono al momento raccomandazioni da parte degli analisti fondamentali, mentre quelli tecnici si limitano a segnalare un segnale rialzista a brevissimo termine dato dalla risalita della media mobile più veloce, mentre a medio e lungo termine il quadro resta negativo.

Le prospettive di Bialetti

A incidere sulle prospettive di Bialetti, come di altri titoli del settore beni per la casa, resta l’incertezza circa l’andamento della domanda domestica. Il Pil italiano resta infatti in stagnazione, come confermato dall’Istat la scorsa settimana, con una variazione nulla nel secondo trimestre 2019 rispetto al precedente, ovvero un calo dello 0,1% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno ed una crescita acquisita per il resto dell’anno nulla. Dati su cui ha inciso in particolare proprio la stasi dei consumi, a fronte di una ripresa degli investimenti compensata però da un calo delle scorte.

Più che l’andamento dello spread, insomma, è il perdurare ormai da cinque trimestri della totale assenza di crescita dell’economia tricolore a pesare sull’andamento di Bialetti. Servirebbe, forse, un governo in grado di far ripartire la crescita, ma al momento non se ne vede l’ombra. Occorrerà inoltre valutare il risultato dell’aumento di capitale che il Cda in luglio ha fissato pari a 6,475 milioni di euro (di cui 4,2 milioni circa già garantiti da Bialetti Holding e dal fondo Och-Ziff) con un prezzo di sottoscrizione delle azioni di nuova emissione di 0,1386 euro e un rapporto di opzione pari a 433 azioni di nuova emissione per ogni mille titoli in circolazione il rapporto di opzione. L’aumento sarà eseguito entro fine anno, solo dopo sarà forse possibile farsi un caffè.

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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