Bond, azioni, commodity e valute, ecco l’outlook di Cassa Lombarda

In Eurozona le aspettative degli operatori finanziari e la fiducia dei consumatori sono migliorate pur restando in territorio negativo. Negative le indicazioni avute dagli indici Pmi in ulteriore calo e sui minimi da oltre 5 anni. Questi livelli sono coerenti con una crescita trimestrale del Pil a +0,2%, inferiore al potenziale. Negli Usa il mercato del lavoro si è confermato forte a vantaggio del benessere dei consumatori mentre gli indici Pmi hanno consolidato su livelli espansivi. Ecco la view di Cassa Lombarda sulle diverse asset class.

Obbligazioni

I timori per la tenuta della crescita su scala globale hanno innescato un rally delle quotazioni dei governativi “core”. Per la prima volta dal 2007 il tasso decennale dei Treasury Usa è sceso al di sotto di quello a tre mesi (inversione di curva). L’inversione della curva, con i titoli di breve termine che hanno un rendimento più elevato di quelli con scadenza più lunga, di norma anticipa le recessioni e dal 1955 lo ha fatto in nove occasioni. Il rendimento del decennale governativo tedesco è tornato in territorio negativo per la prima volta dal 2016. Il rendimento del decennale australiano è andato a toccare il minimo di tutti i tempi all’1,76%. Il minimo precedente era stato raggiunto nel 2016, quando le aspettative di inflazione stavano affondando e i produttori di petrolio stavano conducendo una guerra dei prezzi. S&P’s ha mantenuto il rating A- sul debito spagnolo mentre ha promosso ad investment grade, BBB- con outlook stabile, quello croato.

Azioni

Settimana di ribassi diffusi sui principali listini europei ed americani mentre hanno continuato il trend positivo quelli asiatici. A pesare sulle borse europee le deludenti indicazioni macro giunte sia dalla Germania che dagli indici Pmi aggregati di Eurozona. Wall Street in flessione a causa dei timori sullo stato di salute dell’economia americana alimentati dal calo dei rendimenti obbligazionari. La stagione delle trimestrali, ormai al termine, ha visto i numeri di Nike battere leggermente le attese, ma con una notevole delusione per il tasso di crescita delle vendite in Nord America al di sotto delle prevision

Valute e materie prime

La scorsa ottava è stata caratterizzata da notevole volatilità per il cambio Euro/Usd. Dapprima la moneta unica si è rafforzata sino a 1,1450 dopo che la Fed ha lasciato invariato il costo del denaro al 2,25-2,50% e reiterando il suo approccio basato sui dati macro, escludendo interventi sui tassi nel corso del 2019, contro i due in precedenza previsti, e uno solo per il 2020. L’istituto ha inoltre ridotto le stime di crescita dell’economia a stelle e strisce al 2,1% dal 2,3% per il 2019 mentre non state riviste al ribasso quelle per il medio periodo. Venerdì scorso l’Euro ha ceduto rapidamente terreno sino a portarsi sotto il livello di 1,13 dopo i dati sulla manifattura tedesca sotto le attese. In rafforzamento lo yen giapponese per la sua caratteristica di essere percepito come una divisa rifugio. Volatile anche l’andamento della sterlina inglese. La UE ha annunciato il rinvio della scadenza della Brexit dal 29 marzo al 22 maggio, a condizione che il Primo Ministro britannico Theresa May ottenga dal Parlamento l’approvazione dell’accordo. La Bank of England ha deciso di mantenere i tassi di interesse allo 0,75% e l’ammontare del programma di acquisto di assets. La Banca centrale russa ha lasciato invariati i tassi d’interesse al 7,75% per il secondo meeting consecutivo, dopo averli alzati di 25 punti base in dicembre. Lira turca Try sotto pressione venerdì scorso, con perdite giornaliere prossime al 5% sia contro Euro che Usd, in scia ad un report di JPMorgan in cui si raccomandava di vendere la divisa prima delle elezioni locali in programma nel prossimo fine settimana. Per la banca americana il risultato elettorale potrebbe influenzare le decisioni della Banca Centrale con un allentamento anticipato della politica monetaria. Settimana scorsa le quotazioni del petrolio americano, il WTI, hanno toccato i 60 dollari al barile per la prima volta in quattro mesi, dopo che i dati ufficiali avevano evidenziato un crollo delle riserve. I guadagni settimanali si sono notevolmente ridotti con gli investitori preoccupati che i timori recessivi possano spingere l’Opec a ridurre i tagli alla produzione.

Outlook

La Brexit continuerà a dominare la scena questa settimana. Il primo ministro britannico Theresa May, se otterrà sufficiente sostegno, sottoporrà al Parlamento il suo accordo Brexit per un terzo, e probabile ultimo voto. Se i parlamentari dovessero respingere l’accordo, come sembra probabile, i deputati orientati verso una Brexit più “soft” tenteranno di prendere il controllo del processo Brexit anche se non è chiaro se una qualsiasi delle alternative al piano della May sarà in grado di ottenere il sostegno del Parlamento. Il rischio che il 12 aprile prossimo si verifichi una hard Brexit ora è decisamente possibile. A livello macro in arrivo la lettura di marzo dell’inflazione di Eurozona, dalla Germania gli indici Ifo, l’inflazione e la disoccupazione di marzo oltre alle vendite al dettaglio di febbraio. Giovedì attesa, e vista al ribasso, la lettura finale del Pil Usa per il 4Q. Tra le banche centrali attese le decisioni in Nuova Zelanda, Ungheria e Repubblica Ceca. Questa settimana proseguiranno anche i negoziati tra Cina ed Usa sul commercio, per cercare di risolvere alcuni punti di disaccordo come la tecnologia ed i dazi americani esistenti.

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