Bond emergenti in valuta locale: ancora un asset interessante

Nel 2000 è stato tra i primi ad intuire le potenzialità delle obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti e oggi il JB Local Emerging Bond Fund tocca il traguardo dei 15 anni dall’avvio con più di 5 miliardi di dollari in gestione, mentre l’asset class è ormai molto diversificata e presente nei portafogli degli investitori di tutto il mondo. “Dopo 15 anni ricchi di eventi, il mercato del debito emergente denominato in valuta locale è oggi l’asset class del futuro” commenta Paul McNamara, gestore del JB Local Emerging Bond Fund. “I Paesi Emergenti hanno bisogno di valute indipendenti e di una curva dei rendimenti locali sviluppata, e il debito in valuta locale è l’unico modo per finanziarsi. I Mercati Emergenti continuano a crescere, aumentando il proprio contributo percentuale al PIL globale, alle esportazioni e ai mercati finanziari mondiali”.
“L’obbligazionario dei Paesi Emergenti denominato in valuta locale non presenta al momento valutazioni aggressive, qualcosa di raro nell’attuale universo del reddito fisso. I Treasury statunitensi, i Btp italiani, gli high yield e il debito corporate sono, nel mondo, sui minimi da molto tempo”, prosegue McNamara, osservando “al contempo, i rendimenti dell’obbligazionario dei Paesi Emergenti in valuta locale sono rimasti costanti nell’ultimo paio di anni, il rendimento a scadenza per il nostro portafoglio è attualmente al 6,7%. L’asset class offre una rara sacca di valore, in cui le valute sono convenienti e i rendimenti sono alti: per il 2015 ci attendiamo ritorni tra il 5% e l’8%.”
La performance del fondo negli ultimi 15 anni, pari al 183,18% su base cumulativa e al 7,17% su base annua, ha fatto leva su due principali punti di forza: da una parte, un approccio top-down globale; dall’altra, una forte padronanza del team di gestione sul ciclo delle crisi che si verificano nel mondo. McNamara sottolinea: “Comprendere i trend macroeconomici globali, piuttosto che concentrare l’attenzione sui problemi nazionali, rappresenta un vantaggio quando si guarda ai Mercati Emergenti. Inoltre, individuare le potenziali crisi è importante non solo per starne alla larga quando le cose vanno male, ma anche per scoprire dove si possono trovare opportunità per il futuro. Nonostante lo scorso anno siamo stati molto scettici sulla Russia, abbiamo iniziato ad aumentare l’esposizione a inizio 2015, e questa scelta è stata ben ripagata. Sebbene il prezzo del petrolio sia crollato, ora si sta stabilizzando e gli alti tassi di interesse dovrebbero consolidare la bilancia dei pagamenti e produrre guadagni importanti per gli investitori.”
I Mercati Emergenti nel 2015: ritorni attesi dell’8-10%. “La crescita globale e la disinflazione sono quello che conta per i Mercati Emergenti nel 2015. Ci aspettiamo che la crescita continui a rafforzarsi, guidata dalle economie sviluppate, e che l’inflazione globale scenda, nella scia del calo dei prezzi delle commodity. Entrambe le tendenze dovrebbero spingere la crescita delle valute locali dei Mercati Emergenti. I principali beneficiari saranno i Paesi Emergenti esportatori di beni manifatturieri e servizi, che hanno nei mercati sviluppati i partner commerciali privilegiati. Le opportunità più interessanti si trovano nei Paesi con un’inflazione media o alta, che sono meno a rischio di pressioni deflazionistiche”, evidenzia poi Paul McNamara.
“Le scelte in materia di politica interna fatte da ciascun Paese vanno comunque prese in considerazione. La Turchia, in qualità di importatore di commodity e di esportatore verso l’Europa, dovrebbe essere avvantaggiata dallo scenario globale. Tuttavia, con la sua Banca Centrale sottoposta alla crescente pressione di dover mantenere i tassi di interesse bassi e con un deficit della bilancia dei pagamenti che si sta sempre più ampliando, il suo outlook è invece totalmente legato alla politica. Al contrario, l’India ha sistemato con successo il deficit delle partite correnti e non c’è adesso nulla che ostacoli una discreta ripresa della crescita.”
“I produttori di materie prime stanno affrontando un contesto difficile, e Paesi come il Brasile e il Sudafrica dovranno accettare una crescita molto più lenta e un peggioramento della bilancia dei pagamenti. Tuttavia, ci sono sia vincitori che perdenti in seguito alle oscillazioni del prezzo delle commodity. Per realtà come l’India, il calo del prezzo del petrolio è una benedizione.”
“Il primo pensiero per gli investitori nei mercati emergenti è rivolto ai prossimi movimenti del dollaro statunitense, una previsione assai difficile da fare con così tanta incertezza sulla stretta di politica monetaria da parte della Fed. Il recente andamento del debito dei Paesi Emergenti non è stato guidato dai fondamentali, ma dalla forza reale del dollaro. Da inizio 2014 le valute locali degli Emergenti in realtà hanno avuto performance migliori rispetto alle monete dei Paesi Occidentali diverse dal dollaro americano. Un rafforzamento del biglietto verde potrebbe dare il via a performance migliori per gli asset denominati in moneta locale.”

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