Brexit, dove porterà l’azzardo di Johnson. Recensione della “serie” più seguita d’Europa

A cura di David Riley, Chief Investment Strategist, e Neil Mehta, Assistant Portfolio Manager di BlueBay Asset Management

Come nella migliore tradizione delle serie televisive, la nuova ‘stagione’ della Brexit offre nuovi drammi, tensioni, colpi di scena, misteriosi secondi fini e scontri teatrali.

La nuova svolta della saga

La scorsa “stagione” si era conclusa con un accordo sui termini dell’uscita del Regno Unito dall’Europa e con elezioni che avevano consegnato a Boris Johnson – protagonista della saga – un’ampia maggioranza alla Camera dei Comuni. In base all’Accordo di Recesso, il Regno Unito lascerà il mercato unico europeo e l’unione doganale a fine 2020.

Successivamente, i fan hanno quasi rischiato di perdere interesse nella serie, durante il periodo di trattative sul rapporto commerciale post-uscita. Tuttavia, ancora una volta lo show ha saputo sorprenderci con una nuova svolta inaspettata e drammatica. Il Regno Unito ha proposto un nuovo disegno di legge – l’Internal Market Bill – che infrangerebbe il Protocollo sull’Irlanda e l’Irlanda del Nord dell’Accordo di Recesso. Come ammesso dallo stesso Regno Unito, ciò costituirebbe una violazione del diritto internazionale.

La reazione europea è stata furibonda e l’Unione ha dato a Londra un mese di tempo per ritrattare il disegno di legge, altrimenti si andrà allo scontro legale. Gli ex-primi ministri del Paese si sono allineati nel condannare la violazione di un impegno assunto ai sensi del diritto internazionale e anche la “star” americana Nancy Pelosi ha fatto un “cameo”: la Presidente della Camera Usa ha avvertito che, qualora il Regno Unito, infrangendo il Withdrawal Agreement, mettesse a repentaglio l’Accordo del Venerdì Santo – che ha sancito la pace in Irlanda del Nord – un accordo commerciale Usa-Uk non verrebbe mai approvato dal Congresso.

Nelle puntate precedenti

Per riassumere le scorse stagioni, il Protocollo è la clausola dell’Accordo di Recesso che impedisce la creazione di un “confine duro” che divida l’Irlanda, nel caso in cui l’Europa e il Regno Unito non riescano a raggiungere un’intesa sul libero scambio delle merci. In base al Protocollo, verrebbe creato un confine doganale interno tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito.

Perché quindi Boris Johnson sta minacciando di ritrattare il “magnifico” accordo di uscita che era riuscito a concludere l’anno scorso? Qualcuno ha suggerito che il Primo ministro sia convinto che i costi economici di una Brexit senza accordo si perderanno tra le macerie della storica recessione da Covid-19 e che sia preferibile un’uscita “netta” senza vincoli, specialmente sugli aiuti di Stato. Altri dicono che Johnson si sia indignato di fronte alla minaccia percepita che al Regno Unito non sarebbe stato concesso lo status di Paese Terzo dall’Ue per l’importazione di cibo, incluso quello importato dall’Irlanda del Nord verso il resto del Paese.

La nostra interpretazione invece è che Johnson stia alzando la posta in gioco e voglia dimostrare di essere in grado di considerare un’uscita senza accordo, al fine di ottenere un risultato più favorevole nelle trattative attuali. Sostanzialmente, si tratta della strategia “alla Trump” di creare una crisi, scendere a compromessi per risolverla, per poi definirla una “grande vittoria”.

Previsioni sul finale di stagione

L’Internal Market Bill ha superato senza problemi la seconda lettura alla Camera dei Comuni, con la ribellione solo di un numero ristretto di deputati conservatori. Tuttavia, i parlamentari sono stati tranquillizzati da una proposta di emendamento che richiederà un voto di approvazione del Parlamento su qualunque azione intrapresa dal Governo nell’ambito dell’Internal Market Bill che violi l’Accordo di Recesso.

In ogni caso, se Boris Johnson non mostrerà segni di debolezza, è probabile che possa vincere la battaglia in Parlamento. A differenza dei suoi predecessori, ha una vasta maggioranza e l’opposizione dei labouristi è resa più timida dalla sconfitta storica che hanno subito alle ultime elezioni, sulla scia dello slogan “Get Brexit done”.

Nonostante le tensioni tra Ue e Uk, le trattative per raggiungere un accordo proseguono ed entrambe le parti sono determinate a raggiungere un’intesa entro la metà di ottobre. Se si otterrà il libero scambio, il passaggio delle merci dall’Irlanda del Nord al resto del Paese sarà esente da dazi, quindi le parti dell’Internal Market Bill che violerebbero l’Accordo di Recesso non saranno più rilevanti. In altre parole, tutto lo scalpore relativo alla minaccia unilaterale del governo britannico di infrangere l’accordo di uscita e il diritto internazionale non cambia il fatto che il futuro rapporto tra Ue e Ue dipenda dal raggiungimento di un’intesa commerciale.

Il “gioco della sterlina”

Gli investitori possono partecipare in prima persona alla saga della Brexit prendendo parte al “gioco della sterlina”. Se si raggiungerà un accordo sul libero scambio, la violazione del Protocollo scomparirà ed Europa e Regno Unito potranno tornare buoni amici. In questo scenario la sterlina potrebbe aumentare fino a un cambio di 1,40 sul dollaro Usa e di 85 centesimi sull’euro. Se invece non vi sarà un accordo commerciale e il “divorzio” tra Uk e Ue degenererà in un aspro scontro tra minacce e conflitti legali, la sterlina potrebbe crollare fino alla parità con l’euro e fino a 1,20 sul dollaro. Se assumiamo come corretti questi scenari, un cambio sterlina/dollaro di 1,29 implica che il forex prezza una probabilità di accordo del 55%.

Scenari per il cambio sterlina-dollaro ed euro-sterlina in caso di uscita con o senza accordo. Fonte: Macrobond, BluBay Asset Management; dati più recenti aggiornati al 15 settembre 2020

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà mostrato.


*