Brexit, le decisioni più complesse verranno rimandate

united kingdom exit from europe relative image

Di Dan Nickols, gestore del fondo Merian UK Smaller Companies, Merian Global Investors

La Brexit è ormai inevitabile e il 29 marzo 2019 incombe minacciosamente su tutti gli investitori britannici. Tuttavia, se si parla di investire nelle aziende britanniche nel 2019, il contesto economico e dei mercati in cui avverrà la dipartita del Regno Unito dall’UE è sicuramente di maggiore importanza. Anche se l’imminente uscita dal progetto europeo sta avendo un effetto negativo sugli investimenti e sui consumatori, tale impatto è per gran parte il risultato dell’incertezza di breve termine legata a Brexit.

La crescita del Pil reale nel Regno Unito ha subito l’impatto della caduta del tasso di cambio sin dal referendum sull’UE, ma è rimasta attorno all’1,5%. I consumi, che contano per circa il 60% del Pil britannico, sono stati frenati dal restringimento dei redditi reali, che tuttavia sono tornati ad essere positivi ultimamente. Nel frattempo, i dati sull’occupazione sono solidi: la disoccupazione al momento si trova ai livelli minimi degli ultimi 25 anni, mentre il tasso di partecipazione della forza lavoro è leggermente superiore alla sua media storica.

La crescita globale, sebbene sia oggi evidentemente meno sincronizzata di quanto non lo fosse all’inizio del 2018, è ancora positiva se rapportata agli standard storici. Allo stesso tempo, non sembra che i policymaker a livello globale stiano rimanendo indietro. Le guerre commerciali rappresentano uno sviluppo non di supporto, ma probabilmente rallenteranno marginalmente e non ostacoleranno quindi l’espansione economica globale. Alla luce di tutto ciò, sembra quindi che il contesto sia abbastanza favorevole.

La scocciatura della Brexit

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea si sta avvicinando velocemente e al momento restano possibili diversi scenari. La sterlina rappresenta il meccanismo di trasmissione sia per i consumatori che per l’universo degli investimenti e potrebbe rimbalzare ancora a lungo nel caso in cui assistessimo a una risoluzione chiara. Un risultato del genere sarebbe di grande supporto per i settori focalizzati sul mercato domestico, che al momento scambiano su multipli molto depressi. Per quanto riguarda la reazione della sterlina ai potenziali scenari, una Brexit caotica (senza accordo commerciale con l’UE) potrebbe spingere la sterlina ben al di sotto della soglia a 1,20 dollari. Al contrario, un accordo onnicomprensivo e chiaro potrebbe portare la sterlina ai massimi a 1,50 dollari.

Il nostro caso base tuttavia prevede un periodo di elusione, durante il quale le decisioni più complesse verranno rimandate, probabilmente per diversi anni. Anche se si potrebbe pensare che uno scenario del genere potrebbe portare a un rally sia per la sterlina (fino a circa 1,35 dollari) che per i settori ciclici esposti a livello domestico, le incertezze sui fondamentali probabilmente persisteranno e potrebbero limitare l’espansione di tali rally.

Un’esposizione diversificata

Sulla base di questo contesto, riteniamo che il nostro posizionamento attuale, che manteniamo sin dal dicembre del 2016 e che vede circa il 50% degli asset focalizzati sul mercato domestico e il 50% su società internazionali, continui ad essere appropriato.

Gli indici con cui ci rapportiamo generano circa il 40-50% dei loro rendimenti dai mercati internazionali, quindi continuiamo a sovrappesare gli asset internazionali, considerando che i mercati oltreoceano offriranno probabilmente un contesto più favorevole per la crescita rispetto all’economia britannica. Insieme a un contesto in cambiamento per le spese discrezionali, i settori dei consumi chiave in UK (retail, viaggi e tempo libero) al momento risentono anche di una serie di venti contrari strutturali, compresa la crescita di importanza delle vendite online e l’aumento anno su anno del salario minimo, che rendono sempre più difficile per tali società far crescere i loro profitti.

Da un punto di vista tematico, continuiamo a sovrappesare le società che hanno una crescita strutturale, dato che riteniamo che queste continueranno probabilmente a generare utili in linea con le aspettative, come minimo. Non pensiamo che la volatilità a cui abbiamo assistito verso la fine del 2018 segnali l’inizio di un processo di cambiamento della leadership nel mercato, al contrario, riteniamo invece che si tratti di una correzione necessaria e salutare.

Chiaramente, una Brexit più estrema significherebbe che avremo molto lavoro da fare, ma secondo il nostro caso base, ci aspettiamo che i portafogli continueranno a generare livelli di crescita degli utili ben al di sopra rispetto ai benchmark.