Buoni numeri per Unicredit, forse in arrivo operazioni cross-border

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Unicredit sotto i riflettori a Piazza Affari: neppure il tempo di digerire la notizia che l’istituto di Jean-Pierre Mustier si preparava ad una “potenziale futura” uscita di FinecoBank dal perimetro di consolidamento del gruppo che subito è stato aperto e completato nel giro di poche ore un accelerated bookbuilding sul 17% del capitale della banca diretta guidata da Alessandro Foti.

L’operazione ha fruttato a Unicredit poco più di 1 miliardo di euro, con un prezzo di collocamento di 9,8 euro per azione con uno sconto di poco superiore al 4% rispetto al prezzo di chiusura prima dell’annuncio dell’operazione (più contenuto di quelli applicati nel 2016 per il collocamento di due tranche rispettivamente del 20% e del 10%).

Considerato che a fine 2018 FinecoBank aveva total financial asset per 69,3 miliardi e che l’operazione è avvenuta a fronte di una capitalizzazione di mercato di circa 6,5 miliardi la valutazione corrisponde ad un 9% delle masse gestite/amministrate ed è stata giudicata dagli analisti più che buona per il venditore.

Lasciatosi alle spalle questa operazione straordinaria, che per alcuni broker potrebbe essere seguita nei prossimi mesi da un’analoga decisione relativamente alla quota del 8,4% detenuta in Mediobanca (e come ora il residuo 18% di FinecoBank definita “partecipazione finanziaria” e non strategica), Unicredit ha poi annunciato i numeri del primo trimestre dell’anno che già ha visto il Cet1 risalire al 10,25% (la cessione appena effettuata avrà un impatto positivo dello 0,21% sull’indice nel secondo trimestre) a fronte di ricavi in calo del 3% anuo a 4,95 miliardi, appena meglio delle attese.

Più in generale i risultati di Unicredit sono apparsi superiori alle attese di consenso, con un margine di intermediazione di 4.952 milioni (consensus: 4.888 milioni), un risultato lordo di gestione pari a 2.338 milioni (consensus: 2.269 milioni) e un utile netto di 1.387 milioni (consensus: 1.191 milioni), in crescita del 24,7% su base annua. A questi numeri hanno contribuito anche alcune poste straordinarie tra cui la cessione di alcuni immobili (peraltro previste nel piano industriale) e il rilascio di fondi accantonati in precedenza a fronte delle previste sanzioni negli Usa, rivelatesi poi inferiori al temuto.

La guidance per i prossimi mesi di Unicredit

La banca, che a dicembre presenterà il nuovo piano strategico 2020-2023, ha anche ribadito gli obiettivi per l’intero 2019 (ricavi pari a 19,8 miliardi, utile netto di 4,7 miliardi, Rote sopra il 9%, Cet1 tra 12% e 12,5%), mentre presentando i risultati Jean-Pierre Mustier non ha voluto commentare le indiscrezioni che indicano la possibilità di un’acquisizione cross-border come quella di Commerzbank (anche in vista di una eventuale successiva integrazione con Societe Generale), mentre ha precisato che la riduzione del portafoglio di titoli di stato italiani (a fine marzo pari a 54 miliardi) avverrà non con vendite sul mercato ma non rinnovando integralmente il portafoglio a scadenza.

I giudizi e i target degli analisti su Unicredit

Positivi i commenti degli analisti che si attendono, nel caso di Jefferies, che il titolo possa salire grazie a questi risultati, anche se non aiuta in questo momento l’ulteriore pressione sullo spread Btp-Bund che penalizza l’intero settore bancario italiano da qualche seduta. Più prudenti gli analisti tecnici secondo i quali a brevissima scadenza la tendenza è negativa con obiettivo a 11,2 e poi a 10,9 euro per azione e resta moderatamente negativa anche a media-lunga scadenza, almeno sinché le quotazioni non riusciranno a risalire sopra la resistenza in area 11,9-12,1 euro per azione.

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, ceo di 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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