Capital Group: dove selezionare rischi e opportunità tra le società

A cura di David Polak, Investment Director per l’azionario di Capital Group

Prima dell’epidemia di Covid-19, si moltiplicavano i segnali che l’economia globale stesse iniziando a riprendersi con il venir meno delle difficoltà del 2019 dovute alla prolungata contrazione dell’attività industriale e di esportazione. Adesso, invece, si stima al 70% la possibilità di una recessione negli Usa e una pari probabilità di recessione globale a fronte di shock significativi lato offerta e lato domanda per l’economia globale.

Quale sarà l’entità e la durata di una tale recessione? E dove osserveremo rischi e opportunità tra le società? In quanto investitori bottom-up, stiamo valutando chi vedrà una distruzione temporanea della domanda seguita da un rimbalzo rispetto ai casi in cui questa subirà probabilmente un cambiamento più permanente, quali supply chain si modificheranno in maniera irreversibile e quali subiranno effetti temporanei e, infine, quali cambiamenti dei comportamenti diventeranno in qualche modo permanenti.

In questo contesto troviamo interessanti società di qualità che traggono vantaggio dal calo delle interazioni fisiche tra persone e le società meno colpite dal coronavirus. Tra queste figurano le aree dei giochi, dei media, dei data center (e i beneficiari indiretti della loro crescita), dei magazzini e degli appartamenti nei complessi residenziali. In generale, i nostri gestori di portafoglio e analisti ritengono che difficilmente i modelli di comportamento dei consumatori cambieranno molto per il settore dei viaggi e dell’ospitalità. Con l’aumento del reddito disponibile, si guida di più, si vola di più, si fanno vacanze più lunghe, si spende di più, ecc. Crisi precedenti non hanno sconvolto questo megatrend ed è improbabile che lo faccia il Covid-19 nel lungo termine.

Di conseguenza, adeguati punti di ingresso saranno opportunità per incrementare o aprire posizioni su società in settori strutturalmente avvantaggiati con potere di determinazione dei prezzi, destinate a trarre vantaggio dalle tendenze strutturali e, al contempo, dotate di un posizionamento competitivo a lungo termine a causa della serrata dinamica domanda-offerta. Il settore aerospaziale, le compagnie aeree e le compagnie crocieristiche restano un’area di interesse, sebbene possa essere ancora troppo presto.

Ha ancora senso investire nelle navi da crociera? Abbiamo già assistito a grandi shock nel passato e i clienti delle compagnie crocieristiche tendono a dimenticare e a tornare dopo un anno. Si tratta di un settore strutturalmente interessante; esiste un numero limitato di fornitori, il che conferisce loro un potere di determinazione dei prezzi sostenibile, come anche esiste un fattore demografico a supporto, con una quota significativa della popolazione più anziana che invecchia e diventa più abbiente. Nel comparto aerospaziale, vi sono soltanto due grandi società che costruiscono aeromobili per tutto il mondo.

I semiconduttori e i software sono altri comparti caratterizzati da un durevole potere di determinazione dei prezzi, considerando il consolidamento nel settore dell’ultimo decennio e la durevole domanda a lungo termine. Anche le società di e-commerce e dei social media potrebbero trarre vantaggio da un’accelerazione delle attuali tendenze online.

Il settore sanitario attrae investimenti significativi, con nuove scienze e tecnologie che consentono lo sviluppo di una serie totalmente nuova di trattamenti per vari disturbi e malattie. Con ogni probabilità l’atteggiamento nei confronti di questo settore evolverà ulteriormente a seguito della recente epidemia di coronavirus. I nostri analisti hanno iniziato a valutare ciò che questo comporterà per i vari fornitori sanitari e le società biotecnologiche.

Per quanto riguarda il settore finanziario, i tassi d’interesse bassi e le sfide della liquidità nei mercati obbligazionari pongono difficoltà significative per le banche, pertanto manteniamo la cautela in quest’area. Al contempo, le principali banche statunitensi sono molto meglio capitalizzate rispetto all’epoca della grande crisi finanziaria. Le banche Usa hanno altresì destinato meno capitale al market making nei mercati obbligazionari, come stiamo notando nei differenziali di valutazione tra banche statunitensi ed europee.

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