Cdp punta a salire in Tim: il titolo ringrazia

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, 6 In Rete Consulting

Avete mai visto qualcuno che, intenzionato ad acquistare un titolo, fa sapere al mercato che è pronto a farlo, così facendo favorendo un rialzo delle quotazioni e quindi andando contro i propri interessi? Questo è esattamente quanto è accaduto nell’ultima puntata dalla telenovela che da mesi si svolge attorno a Telecom Italia, col Cda di Cassa depositi e prestiti, attualmente socia con poco meno del 5%, che ha fatto sapere di aver “deliberato l’autorizzazione all’acquisto di ulteriori azioni di Telecom Italia”.

Quante azioni esattamente saranno acquistate non è dato sapere, né i tempi di tali acquisti, ma a Piazza Affari in molti scommettono che la partecipazione potrebbe raddoppiare e arrivare attorno al 10%. Considerando che anche Elliott Management è in movimento essendo già salito dall’8,8% al 9,4%, non ci vuole molto per capire che alla prossima assemblea del 29 marzo saranno scintille tra gli azionisti principali dell’ex monopolista telefonico italiano, visto che in tale sede Vivendi (finora socio principale col 23,5% ma finito in minoranza nel Cda dallo scorso anno) chiederà la revoca di 5 dei consiglieri espressi proprio da Elliott con l’appoggio di Cdp e di un cospicuo numero di fondi d’investimento.

Anche tra questi ultimi si sono notati acquisti “pro-Elliott”, in particolare da parte del Canada Pension Plan Investment Board, che lo scorso anno votò a favore della lista di Elliott e che si è portato a fine gennaio al 3,133%. Facendo due calcoli, se Elliott e Cdp arriveranno vicini al 10%, coi canadesi già sopra il 3%, sarà sufficiente avere pochi ulteriori punti percentuali di capitale a favore per respingere l’assalto di Vivendi e proseguire, come auspica il governo, coi colloqui già avviati con Open Fiber per dar vita ad una partnership che dovrebbe sfociare nella creazione di una Netco a cui entrambe le società conferirebbero le rispettive reti.

Quali reti saranno apportate, sulla base di quali valutazioni, con quale aggravio di personale e di debiti (da parte di Tim per lo meno) è oggetto di ipotesi tra le più varie, essendo evidentemente una decisione ad altissimo rischio di interferenza politica. Un’interferenza la cui presenza il gruppo guidato da Fabrizio Palermo, dal luglio scorso nominato dal governo nuovo amministratore delegato di Cdp, sembra voler negare sottolineando la “logica di continuità con gli obiettivi strategici sottesi all’ingresso nel capitale di Tim deliberato dal consiglio di amministrazione lo scorso 5 aprile 2018”.

Resta il fatto che l’appeal speculativo del titolo, almeno da qui a fine marzo, dovrebbe mantenersi elevato e questo potrebbe dare spazio a ulteriori rivalutazioni delle quotazioni, che nell’ultimo anno restavano in calo di un 30% circa alla chiusura di giovedì. Anche per questo, oltre che per tener conto “dell’incertezza della governance di Tim, che accresce i rischi di mancata esecuzione associati piano industriale”, Vivendi ha nel frattempo deciso di svalutare di 1,1 miliardi la propria partecipazione, “nonostante l’atteso miglioramento delle prospettive di Telecom Italia”.

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