Cfa, investitori professionali negativi sull’economia italiana per i prossimi sei mesi

Gli investitori professionali italiani certificati Cfa rimangono negativi sulle prospettive dell’economia domestica sui prossimi sei mesi, con il “Sentiment Index” che registra un valore pari a -15,9, comunque in ulteriore recupero rispetto ai valori dei due mesi precedenti.

Al sondaggio mensile, svolto da Cfa Society Italy in collaborazione con Il Sole 24 Ore Radiocor, hanno partecipato 64 professionisti con certificazione Cfa e membri dell’Associazione tra il 20 e il 30 aprile 2020. Il risultante “Sentiment Index” risale di 5 punti, rispetto al mese precedente, pur rimanendo ancora in terreno negativo, a -15,9. Gli analisti e gestori italiani risultano anche meno negativi sulle prospettive economiche di Europa e Usa.

La parola al gestore: il commento di Laura Oliva, Ceo di ekuota.com Fintech per il Financial Risk Management

Coronavirus: quale Paese ne uscirà meglio? È la domanda che si fanno gli operatori per delineare la migliore strategia di allocazione degli investimenti. Dal sondaggio di Maggio le prospettive sono chiare. La situazione attuale è negativa per tutti i paesi, ma in prospettiva le chance sono a favore degli Usa, a scapito dei paesi europei. Il Pil del primo trimestre ha visto ribassi senza precedenti, con l’Italia a -4,7%, seppure meglio di Francia e Spagna. Tuttavia, la Bce stima il Pil 2020 dell’Eurozona tra -5 e il -12%, a seconda del successo e della durata delle misure di lockdown.

La debolezza dell’economia Ue rispetto a quella Usa deriva dalla lenta risposta dei singoli paesi e delle limitate misure di stimolo fiscale messe in atto. Ciò si riflette sulle aspettative dell’euro, mentre conferma il ruolo di valute rifugio per yen e dollaro americano. In particolare, quest’ultimo è il vero protagonista. Il suo primato è basato sulla velocità di risposta della Fed e sulla forza predominante delle aziende tech, che continuano a produrre buoni risultati. La pandemia globale ha messo in grande evidenza il fatto che l’innovazione tecnologica e il digitale sono il vero vantaggio competitivo degli Usa.

In Italia, la divergenza tra economia reale e indici azionari è da monitorare con cautela: il Pil 2020 è dato in diminuzione del 17,6%, mentre gli analisti hanno buone aspettative sull’andamento del Ftse Mib. È questo il segno che gli analisti non stanno prezzando adeguatamente le incerte prospettive future e fanno previsioni troppo ottimistiche sulla ripresa degli utili, sottovalutando al contempo l’aumento del rischio di credito per gli istituti bancari, l’aumento del premio al rischio paese e l’aumento dell’Equity Risk Premium. È una situazione rischiosa, innescata dalla grande liquidità immessa nel sistema dalle banche centrali.

Nel sondaggio emerge che le aspettative sulla redditività dei singoli settori in Italia sono per la maggior parte negative, tranne che per utility e telecomunicazioni. Per quest’ultimo, il vantaggio derivante dall’aumento del traffico cloud e streaming, dovrà essere in grado di contenere le perdite di settori, come quello dei servizi, già deboli prima della pandemia. A riguardo, Satya Nadella, Ceo di Microsoft, sostiene che in due mesi abbiamo visto l’equivalente di due anni di trasformazione digitale.

II petrolio è atteso in rialzo che ritorni ai prezzi pre-Covid, poiché le fonti rinnovabili non sono ancora pronte a prenderne il posto, anche se l’attuale debolezza può essere una spinta ulteriore verso nuovi investimenti green.

Ora l’importante è capire quali attività sopravviveranno e quali sapranno trasformarsi per cogliere il cambiamento. Ovviamente i settori favoriti sono digitale, sanità, cultura, ma anche quelli che hanno avviato cambiamenti tempestivi e necessari.

In conclusione, permane l’incertezza per le prospettive fondamentali. Negli Usa, 26 milioni di disoccupati possono innescare un grave disordine sociale, mentre l’Europa non è ancora stata pienamente in grado di dare una risposta pronta alle emergenze sociali ed economiche. Dunque, occorre molta cautela. Il Covid-19 ha avuto l’effetto collaterale di accelerare quel processo di trasformazione necessario, che avrebbe impiegato anni a realizzarsi. Ora non bisogna perdere tempo per poter trasformare la peggiore recessione di sempre in un nuovo inizio.

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