Cina, il settore azionario torna sugli scudi

A cura di Wings Partnes Sim

A dispetto delle problematiche per le principali economie Occidentali, il primo trimestre 2019 si chiude in positivo per l’azionario cinese, con l’indice CSI 300 che riporta un rialzo del 29% (ovvero la miglior performance su base trimestrale dal 2014 (prima dello scoppio della bolla finanziaria). Proprio gli avvenimenti degli anni passati, con rapide inversioni di tendenza delle quotazioni, fanno suonare il campanello di allarme a Pechino, con l’intervento in leva di investitori al dettaglio che espone il mercato a oscillazioni molto elevate.

Nel raccomandare cautela agli investitori, questa volta il Governo potrebbe intervenire per ridurre la forza del movimento rialzista, accantonando risorse per intervenire in maniera decisa in caso di calo. Non è però una situazione così scontata, in quanto proprio l’implicita garanzia statale di protezione dal ribasso potrebbe incentivare l’assunzione di rischi eccessivi da parte degli investitori.

A impattare positivamente sugli asset finanziari cinesi anche le voci di un imminente accordo com-merciale con gli Stati Uniti, che dovrebbe favorire un progresso anche per le aziende asiatiche. Se-gnali in questa direzione anche dalla performance positiva dell’S&P 500, mentre l’oro è tornato al di sotto dei $1.300 per oncia. Le evoluzioni positive per il mercato dei titoli di stato è invece il risultato della decisione della Federal Reserve di rinviare il rialzo dei tassi d’interesse al 2020, favorendo una riduzione dei rendimenti anche per i Treasuries.

Nel frattempo, nel Regno Unito verrà riproposto l’accordo della May, bocciato in occasione delle due precedenti votazioni, ma che verrà offerto al Parlamento ora come miglior alternativa per dare segui-to all’esito del referendum. Infatti, il legislatore non è stato in grado di approvare nessuna delle altre ipotesi al vaglio, senza considerare l’eventuale inclinazione di Bruxelles ad accettare o meno eventua-li proposte differenti rispetto al trattato negoziato negli ultimi due anni. Il Primo Ministro britannico si è anche impegnata ad abbandonare la carica prima dei termini, per incassare il supporto un’altra parte del Parlamento, tuttavia il gruppo nordirlandese DUP anticipava un voto contrario che dovreb-be portare la proposta al voto oggi a fallire per la terza volta.

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