Cina in bilico tra guerra commerciale ed economia interna. Euro/dollaro in stand-by

A cura di Wings Partmers Sim

La Cina, che durante il corso dell’anno ha emesso numerose minacce di ritorsione agli Stati Uniti, non ha ancora fatto molto per colpire Trump. Giovedì il ministro degli interni cinese ha emesso un altro avvertimento, dopo che il presidente americano ha firmato dei documenti a sostegno dei manifestanti di Hong Kong. Queste ultime intimidazioni, sono simili a quelle già emesse durante il corso dell’anno in occasione dell’approvazione degli Stati Uniti a vendere armi in Taiwan, dopo la sanzione inflitta alle aziende per la violazione dei diritti umani nello Xinjiang e in conseguenza all’inserimento di Huawei Technologies in una lista nera.

Il ministero degli esteri cinese ha nuovamente invitato gli Stati Uniti a fermare i propri interessi, avvertendo che verranno prese contromisure per le quali il governo americano avrà tutte le responsabilità sulle conseguenze, alludendo presumibilmente all’accordo commerciale.

Questa difficoltà di agire in modo dettagliato, limitandosi appunto ad avvertimenti, sottolinea le difficoltà che la Cina incontra nel colpire la Casa Bianca senza danneggiare anche la propria economia.A questo proposito i primi indicatori disponibili sulla performance economica cinese mostrano un continuo rallentamento.

Nel terzo trimestre, la crescita economica è già stata la più lenta degli ultimi tre decenni e, l’indicatore di Bloomberg che aggrega dati provenienti dai mercati finanziari e dalle imprese, mostra un quadro in continuo peggioramento. Sia i flussi commerciali in Asia, evidenziati dalle esportazioni sudcoreane, che i profitti delle aziende industriali sono diminuiti del 10% circa, se comparati all’anno 2018. Questo calo dei profitti ha causato un effetto deflazionistico, indicando una debolezza della domanda interna, che se prolungato continuerà a danneggiare le aziende al tal punto da causare un abbassamento dei prezzi e dei profitti anche all’estero.

Il presidente Xi Jinping dovrà portare al tavolo delle trattative commerciali la questione di Hong Kong, chiedendo alla controparte americana di chiarire la propria posizione in riguardo e minacciando contromisure per non lasciare carta bianca a Trump.

Questo rallentamento dei colloqui commerciali, con la prospettiva di un altro aumento delle tariffe a metà dicembre, dovrà essere condotto senza compromettere il rischio di una ritorsione economica avversa che metterebbe ancora più pressione all’economia interna della Cina.

L’asso nella manica, che porta ottimismo al tavolo della trattiva dalla parte della potenza asiatica, è la possibilità di bloccare l’esportazione di terre rare. La Cina infatti tiene in mano l’80% di questi elementi fondamentali per la maggior parte dei prodotti, dagli smartphone ai veicoli elettrici.

L’analisi dell’Euro/Dollaro

L’assenza degli operatori americani nella giornata di ieri, complice i festeggiamenti del Thanksgiving Day, sono evidenti nel movimento del cambio Eur/Usd soprattutto nella sessione pomeridiana dove le variazioni sono state contenute in pochi pips. Questo ha consentito alle quotazioni del cambio di continuare a muoversi a ridosso dell’area di supporto posta a 1,1000, ovvero sui minimi registrati a metà ottobre ed a metà novembre.

La view di breve si conferma, pertanto, immutata con le quotazioni attese in direzione dell’area di resistenza posta a 1,1100, transito delle medie mobili a 21 e 100 giorni nonché minimi registrati ad ottobre. Detto movimento viene supportato anche dalla situazione di ipervenduto degli indicatori di momentum che necessitano di una ripresa delle quotazioni per favorire ritorni nell’area di neutralità. In un’ottica più ampia, sarà la violazione al rialzo di area 1,1100 a fornire nuova linfa alle quotazioni per ritorni dei corsi verso i massimi di periodo.

Il trend dell’Euro/Dollaro

Commenta per primo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà mostrato.


*