Commerzbank e trimestrale riportano l’attenzione su Unicredit

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Conti trimestrali e attese di operazioni straordinarie potrebbero tornare ad accendere i riflettori sul titolo Unicredit nelle prossime settimane a Piazza Affari. Il 9 maggio sarà infatti diffusa la prima trimestrale del 2019 e le attese sono positive: secondo gli analisti di Ubs, che hanno appena ribadito il proprio “buy” con target price a 15,2 euro sul titolo (che attualmente oscilla poco sopra i 12 euro per azione), il risultato netto sarà sostenuto da “one-off” positivi per circa 550 milioni euro.

Ci sarebbe dunque spazio per un re-rating del titolo che come nota Ubs tratta a sconto di circa il 25% rispetto ai principali competitor, sempre che dal fronte fusioni e acquisizioni giungano buone notizie dopo il naufragio delle trattative per arrivare a un’integrazione tra Deutsche Bank e Commerzbank. Un azionista di quest’ultima, Lyxor Asset Management, ha commentato positivamente lo stop alle trattative tra le due banche, augurandosi che Commerzbank valuti un’aggregazione alternativa con un altro istituto europeo, indicando proprio Unicredit insieme a Bnp Paribas come le alternative più probabili.

L’istituto guidato da Jean-Pierre Mustier potrebbe trarre vantaggio dall’essere già presente in Germania dopo l’acquisizione di Hvb – HypoVereinsBank ed avrebbe, notano gli analisti, una buona complementarietà sul mercato tedesco, essendo il gruppo Unicredit forte nel corporate mentre Commerzbank è ben posizionata nell’asset management e nella clientela retail. L’integrazione potrebbe sviluppare buone sinergie di costo, politica e sindacati permettendo, riducendo l’esposizione al rischio Italia (paese la cui debolezza, come ha ricordato di recente il socio Fondazione Cariverona, costituisce il “grande problema” di Unicredit a fronte di fondamentali altrimenti robusti), comportando rispetto alla fusione con Deutsche Bank minori necessità di funding.

Le più ridotte dimensioni dell’istituto tedesco, che in borsa ormai capitalizza circa 9,5 miliardi contro i 27 miliardi circa di Unicredit, eviterebbero poi di doversi imbarcare in una sempre problematica “fusione tra pari”, ma la presenza dello stato tedesco con una partecipazione superiore al 15% nel capitale di Commerzbank frena l’entusiasmo di molti operatori rappresentando una pesante incognita in grado di condizionare l’esito di ogni operazione straordinaria. In borsa il titolo ha recuperato il 21% da inizio anno, ma resta al di sotto dei livelli di 12 mesi fa del 33% abbondante, dopo aver staccato il 23 aprile un dividendo di 0,27 euro per azione, in calo dagli 0,32 euro dello scorso anno.

Alle spalle è ormai anche la vicenda della multa negli Usa per le violazioni da parte di Hvb dell’embargo nei confronti dell’Iran, risoltasi con il pagamento di 1,3 miliardi di dollari di penale, cifra inferiore a quanto preventivamente accantonato dalla banca italiana che in una nota ha precisato che nel primo trimestre verrà registrata una “liberazione delle risorse accantonate” con un previsto impatto positivo sul conto economico di circa 300 milioni di euro al netto delle tasse, ovvero di circa +8,5 punti base sul Cet1 ratio.

Al momento il quadro tecnico non presenta segnali di rilievo, se non una tendenza ribassista di breve periodo che però non è stata accompagnata da volumi significativi e potrebbe dunque interrompersi rapidamente. Primi obiettivi in caso di rimbalzo sono indicati in 12,75-12,90 euro, mentre supporti in caso di ulteriore ribasso delle quotazioni sono individuati nell’area 11,85-11,55 euro per azione. Giudizi ampiamente positivi vengono invece dagli analisti fondamentali, che indicano in media un target price di 15,33 euro pari ad un potenziale rialzista del 27% dalle attuali quotazioni.

A cura di Luca Spoldi, Certified european financial analyst, ceo di 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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