Consumi, chi vince e chi perde fra Thanksgiving e Natale

“In questo periodo prima del Thanksgiving e di Natale stiamo assistendo a una costante evoluzione dei consumi, che si allontanano dalle esperienze – viaggi, divertimento, bar, ristoranti – per reindirizzarsi verso l’ecommerce. Questa è una delle ragioni per cui le vendite al dettaglio, in mercati come gli Stati Uniti, sono state così forti nei mesi passati. Il fenomeno sarà particolarmente evidente a Natale, con meno divertimenti fuori casa, meno incontri con gli amici, meno invitati a cena e sicuramente molti meno viaggi per incontrare la famiglia durante la stagione delle feste. Tutti questi soldi ‘risparmiati’ verranno in parte destinati al retail e agli acquisti di beni di lusso”. E’ l’opinione di Andrew Warwick, gestore di Bny Mellon Global Real Return. Di seguito la sua visione.

Morgan Stanley ha quantificato la minore spesa in divertimenti ed esperienze a circa 40-60 miliardi di dollari al mese, di cui un terzo potrebbe essere catturato dall’ecommerce. Pensiamo che questo spieghi la ragione del buon andamento delle vendite retail, nonostante lo scenario di disoccupazione elevata.

I negozi fisici, d’altro canto, continueranno a registrare dati deboli. A ottobre i volumi di vendite settimanali sono diminuiti del 40% negli Stati Uniti, rispetto allo stesso periodo del 2019. Alcune società che tipicamente utilizzano canali fisici, come ad esempio L’Oreal, sono riuscite a riadattarsi rapidamente al nuovo paradigma online e questo è risultato evidente dagli ultimi risultati di bilancio, che mostrano fatturati robusti per l’anno in corso e una crescita positiva anno su anno, guidata proprio dall’ecommerce.

Anche il settore del lusso si è adattato rapidamente, con risultati migliori di quanto fosse inizialmente previsto. La conclusione per gli investitori è che bisogna concentrarsi sui protagonisti dell’ecommerce e sui brand che hanno una forte presenza nelle vendite online, o che almeno possono fare affidamento su una solida rete di distribuzione via web.

Con il forte aumento dello shopping online dall’inizio della pandemia a oggi, un’area interessante da considerare è quella dei Reit specializzati in magazzini e stoccaggio. Società come Amazon, Fedex e altri grandi distributori sono impegnate ad aumentare la propria portata, pertanto la domanda di magazzini e spazi industriali continua a crescere e i prezzi per metro quadrato, in mercati come gli Usa, sono in aumento man mano che la domanda supera l’attuale offerta disponibile. In un contesto di tassi di interessi prossimi allo zero, questo è un settore interessante per generare un buon reddito e una potenziale crescita del capitale.

Guardando ai singoli titoli, alcuni beneficiari del Covid nel periodo natalizio saranno Amazon e tutte le piattaforme di ecommerce, i marchi di athleasure come Lululemon, Nike e Adidas, le società di consegna cibo e pacchetti come Just Eat, e il settore retail del cibo. Soffriranno invece i marchi di abbigliamento formale o da ufficio come Hugo Boss e Ralph Lauren, e tutte le società nei settori dell’entertainment e dei viaggi: catene di cinema, pub, ristoranti, compagnie aeree.

Per l’industria del food & beverage, in generale, crediamo che ci sarà un cambiamento di destinazione delle spese, ovvero che i consumatori acquisteranno direttamente dalle catene di distribuzione alimentare, che ne beneficeranno, anziché rivolgersi a bar e ristoranti, che viceversa soffriranno.

In sintesi non vediamo alcuna prova, sinora, che le vendite complessive stiano collassando o che questo sarà un Natale deludente per l’acquisto di beni e prodotti, mentre sul fronte dei ristoranti e dei bar potremmo facilmente parlare di un “Nightmare before Christmas”.

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