Coronavirus devastante per l’economia Usa, in attesa della ripresa nel secondo semestre

A cura di Abhi Kamerkar, Managing Director e Portfolio Manager di Jennison Associates, gestore delegato di Pramerica Sgr

L’impatto dell’epidemia di Covid-19 ha interessato tutto il globo con conseguenze senza precedenti sia per le persone, sia per l’economia. Molti settori hanno dovuto far fronte a un blocco totale, un fenomeno di cui non si hanno altri esempi nel passato più recente. Le infrastrutture, che storicamente risentono in misura minore dei rallentamenti ciclici dell’economia, questa volta sono state duramente colpite dalla crisi attuale, che ha avuto il maggiore impatto sui trasporti.

Queste nuove dinamiche impongono un’attenta valutazione delle conseguenze che interesseranno realtà come le autostrade e gli aeroporti a seguito della riduzione dei viaggi e, soprattutto, della possibile durata di questo fenomeno. Attualmente stiamo osservando, specialmente in alcuni mercati locali, un leggero miglioramento sul fronte della logistica favorito dal termine di alcune restrizioni; gli spostamenti regionali e internazionali rimangono tuttavia significativamente limitati. Riteniamo che la situazione perdurerà almeno per i prossimi 12-18 mesi e che assisteremo a una graduale ripresa dei viaggi. Per quanto l’attuale contesto di incertezza offra delle opportunità che è importante saper cogliere, vi sono regioni e settori che saranno interessati da effetti di lungo termine più significativi, per i quali sarà quindi necessario adottare un orizzonte temporale più lungo.

Il prezzo del petrolio ha visto livelli di volatilità estremamente elevati, tanto al rialzo quanto al ribasso, dovuti a una combinazione di diversi fattori tra cui l’indebolimento della domanda e l’eccesso di produzione. La decisione di diversi produttori di greggio globale di tagliare la produzione, unita a segnali incoraggianti sul lato della domanda, hanno favorito un movimento al rialzo rispetto ai minimi toccati in precedenza. Questi elementi hanno controbilanciato, almeno in parte, i timori di aprile legati alle capacità di stoccaggio. Se il contesto attuale dovesse mantenersi stabile anticipiamo un ritorno a un prezzo di equilibrio nella seconda metà del 2020 o, al più tardi, nella prima parte del 2021. Questi segnali di stabilità ci portano a sostenere che il petrolio abbia testato il suo minimo, crediamo tuttavia che il prezzo rimarrà sotto i suoi livelli storici (pari a 60 dollari) almeno fino a quando non ci saranno ulteriori segnali che indichino che la ripresa della domanda sia sostenibile e che la produzione si assesti sui livelli ridotti, conseguenti alla crisi.

La volatilità del prezzo del greggio ha colpito duramente molte industrie, tra cui le compagnie aeree. Storicamente questo settore ha sempre beneficiato di un basso prezzo del petrolio, ma gli attuali livelli di domanda sono talmente bassi da rendere di fatto ininfluente il vento di coda tradizionalmente garantito da quotazioni così contratte. Stiamo iniziando ad assistere ad alcune differenze in merito agli impatti del lockdown sul settore dei trasporti: è infatti possibile affermare che il traffico commerciale abbia retto l’urto grazie alla necessità continuativa di forniture. E se è vero che diversi stati Usa stanno registrando un lento ritorno alle attività, bisogna anche riconoscere che alcune realtà (pensiamo a bar, ristorazione, hospitality e retail), dove le regole di distanziamento sociale sono difficili da implementare, rimangono ancora esposte ai rischi di un rallentamento prolungato.

In sintesi, è lecito affermare che nel breve termine l’impatto di questa crisi sull’economia Usa e sul settore energetico in particolare sia stato estremamente negativo, ma la portata degli stimoli monetari e fiscali sarà di supporto alla ripresa nella seconda parte del 2020. Tutto dipenderà dalla riduzione dei contagi da Covid-19 e dalla conseguente riapertura delle attività. L’industria energetica statunitense stava già affrontando un momento difficile ben prima della pandemia: la domanda globale non era in grado di tenere il passo della sovracapacità produttiva, in particolare per quanto riguarda lo shale oil. Questi produttori sono stati costretti a ridimensionare le proprie spese in conto capitale a seguito del recente shock della domanda, che hanno portato a una rapida riduzione di attività e produzione: guardando ai dati più recenti, la produzione Usa è calata di 1,5 milioni di barili al giorno dal picco di marzo e crediamo che questo trend continuerà per tutto il 2020.

L’industria energetica statunitense uscirà da questa crisi con una maggiore disciplina in termini di capitali e con un approccio che maggiormente capace di favorire la profittabilità rispetto alla crescita. Le società che sopravviveranno e quelle che avranno successo dovranno seguire un percorso differente rispetto alle passate crisi, adottando un approccio molto più conservativo in termini di spesa.

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