Coronavirus e mercati, Allianz GI: “Prudenza sì, panico no”

A cura di Stefan Rondorf, Senior Investment Strategist, Global Economics & Strategy di Allianz Global Investors

Il nuovo coronavirus (Covid-19) si sta diffondendo in tutto il mondo mettendo a dura prova non solo i sistemi sanitari di molti Paesi, ma anche l’economia globale. Naturalmente, le autorità hanno già adottato delle contromisure. Diversi Paesi europei hanno varato dei pacchetti di stimolo e previsto un sostegno finanziario per garantire liquidità alle aziende. Sono intervenuti anche i governi di Cina, Regno Unito, Giappone, Australia, Corea del Sud e Thailandia e altri seguiranno probabilmente il loro esempio.

Alcune banche centrali, come la Bank of England e la Banca Centrale Europea, hanno attuato misure mirate per fornire credito alle piccole e medie imprese, con lo scopo principale di evitare una crisi di liquidità. Si tratta di interventi necessari e giustificati. I tassi di riferimento sono stati ulteriormente ridotti in tutto il mondo, non solo dalla Federal Reserve e dalla People’s Bank of China, ma anche da diverse altre autorità monetarie, soprattutto in Asia.

Ciononostante, la politica monetaria presenta dei limiti quando si tratta di contrastare emergenze sanitarie come quella in corso. La sola riduzione dei tassi di interesse non basterà a far ripartire la crescita e a sostenere le aziende penalizzate da interruzioni nelle catene di fornitura. Tuttavia, questa misura rappresenta un importante sostegno psicologico e impedisce che i premi per il rischio salgano eccessivamente (vedi il Grafico della settimana). La liquidità è un punto cruciale.

Oltre all’incertezza legata al virus, occorre considerare anche l’esito – o meglio, il fallimento – dei negoziati fra l’Opec e la Russia. Mentre la domanda di petrolio diminuisce a livello mondiale, vi è un’accesa competizione fra i produttori sulle quote di mercato. Da un lato nel medio periodo questa situazione va a vantaggio dei consumatori occidentali, ma dall’altro aumentano i rischi a breve termine, poiché i produttori statunitensi di shale oil sono fortemente indebitati e dipendono in larga misura dai mercati finanziari.

La settimana prossima

Tutti gli occhi saranno puntati su autorità politiche e monetarie, impegnate a fare quanto possibile per contenere l’impatto sanitario ed economico dell’epidemia. Presto si arriverà al classico dilemma: più stringenti saranno le limitazioni alle normali attività quotidiane, più gravi saranno i danni economici e quindi più ampi gli stimoli necessari. Probabilmente mercoledì la Federal Reserve annuncerà un nuovo taglio dei tassi dopo la riunione prevista. Crediamo che l’istituto abbasserà i tassi sui Fed fund attorno allo zero, come hanno fatto la Bank of England e altre banche centrali la scorsa settimana. Dal canto suo, la Bce ha ampliato il proprio programma di acquisto titoli di 120 miliardi di euro fino alla fine dell’anno.

I dati economici passeranno in secondo piano. Noi guarderemo anzitutto alle statistiche settimanali (e quindi recenti) sulle prime richieste di sussidi di disoccupazione negli Usa, attese per giovedì. Gli indicatori anticipatori come lo US Empire Manufacturing Index (lunedì) e gli indici del sentiment come lo Zew tedesco (giovedì) ci daranno una prima idea del potenziale impatto del coronavirus sul settore manifatturiero e sui mercati finanziari.

Essere consapevoli dei rischi

Il “cigno nero” Covid-19 ha messo i mercati in allarme e le acque non si calmeranno tanto presto. Considerando la disruption nell’attività produttiva e nelle filiere, nonché il calo dei consumi legati alla riduzione della mobilità pubblica, lo scenario più probabile al momento ci sembra quello di una recessione globale. La Cina, ma sempre più anche la Corea del Sud, iniziano a vedere la luce in fondo al tunnel grazie all’adozione di restrizioni e divieti su larga scala. Le filiere iniziano a ripartire e le persone possono circolare liberamente per andare, ad esempio, al ristorante. L’elemento positivo è che sui mercati non c’è più traccia di euforia. In quanto investitori attivi, stiamo cercando di individuare le società più preparate ad affrontare e superare la crisi, mentre evitiamo le aziende eccessivamente indebitate.

La prudenza è giustificata, il panico no.

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