Coronavirus, i mercati scommettono su un effetto di breve durata

A cura di Wings Partners Sim

L’evoluzione del coronavirus cinese continua a rimanere preoccupante con sia il numero dei contagiati che quello dei decessi in costante aggiornamento, tanto da configurarsi, almeno per la velocità di diffusione che per l’incidenza nella mortalità dei casi, probabilmente ben più grave dell’episodio legato alla Sars nel 2003; tanto per dare una dimensione al fenomeno, recentemente il Centro Controllo Malattie americano (Cdc) ha emanato un comunicato teso ad approvare misure straordinarie di emergenza in una situazione che va definita “pandemica”.

I mercati hanno ovviamente recepito con inquietudine gli eventi di queste ultime giornate, con particolare attenzione alle possibili ripercussioni sull’economia cinese, e di converso su quella globale; proprio quando uno dei temi più scottanti dell’anno passato sembrava superato, con la sigla del cosiddetto Trade deal sino-americano, emergono ora giustificati dubbi che la Cina possa rispettare, almeno nell’immediato, gli impegni di acquisto di beni americani contenuti nell’accordo, sebbene da parte dell’amministrazione statunitense vi siano stati segnali di flessibilità sul temi.

Dove invece Pechino non si è fatta attendere è nelle misure finanziarie di stimolo e sostegno all’economia in modo da tamponare almeno nel breve le situazioni di criticità derivanti dalle prolungate “festività” che vedranno un buon numero di aziende rimanere chiuse almeno fino alla seconda decade di febbraio. E proprio da qui parte il rigurgito di ottimismo dei mercati finanziari, che scommettono su una rapida conclusione dell’emergenza sanitaria in atto e su misure di stimolo diffuse da parte delle banche centrali mondiali mettendo ieri a segno un vigoroso rimbalzo, con Wall Street che registra ieri il miglior progresso giornaliero a far data da agosto (il Nasdaq si porta addirittura ad un nuovo record storico) contagiando positivamente i listini asiatici questa mattina.

D’altra parte la storia insegna come questi fenomeni abbiano invero effetti poco duraturi sui mercati; vi sono stati circa 13 importanti casi epidemici a far data dal 1981 e sei mesi dopo lo scoppio del fenomeno il Msci World Index ha registrato un rialzo medio dell’8,5%.

I dati macro

Nel frattempo l’agenda macro, sebbene passata in secondo piano, ha parimenti offerto spunti positivi, con un significativo miglioramento dei dati sul manifatturiero europeo e un risultato per l’Ism manifatturiero americano decisamente inatteso con un consuntivo a gennaio in netto territorio espansivo a 50,9 contro attese a 48,5 ed la precedente rilevazione a 47,2.

Anche in Cina l’indice composito misurato da Caixin riesce a tenere la soglia di espansione chiudendo gennaio a 51,9 contro il 52,6 di dicembre,malgrado la componente manifatturiera abbia mostrato la crescita più debole da quattro mesi a questa parte; a proseguire la densa tornata di dati macro oggi le rilevazioni sul settore servizi in Europa e Usa oltre alle prime indicazioni sullo stato del mercato del lavoro Usa emanate dall’indice Adp relativo all’occupazione nel settore privato.

Mercato dei metalli vivace

Forza relativa del dollaro e rinnovata debolezza dell’oro, che risente della ripapparizione della propensione al rischio sui mercati finanziari, fanno da contorno a un mercato dei metalli particolarmente vivace in queste ultime giornate, soprattutto in vista della dichiarazione opzioni per il mese di febbraio di oggi con quotazioni dei metalli decisamente variate rispetto a solo una settimana fa.

Il comparto Lme cerca a più riprese un recupero mostrando però oggettive difficoltà a mantenere i progressi in chisura; questo malgrado le peformances sul mercato Shfe (-4,8%) siano state di gran lunga meno pesanti rispetto a quanto occorso sul comparto europeo che ha complessivamente perso l’11% rispetto ai massimi fatti registrare il 17 gennaio. I volumi sono più che consistenti con oltre 27mila lotti tradati sia su rame sia su alluminio ieri ma la tendenza dei prezzi rimane instabile con l’alluminio che pur tentando di smarcarsi dai minimi triennali fatti segnare due giorni fa, sembra faticare a mantenere anche il primo supporto posto a 1.700 dollari.

La partenza odierna all’Lme sembra più promettente (ma lo era anche quella di ieri) con il comparto in generale rialzo sebbene ancora una volta sia il rame a fare la parte del leone (con quotazioni sopra quota 5.700 dollari) lasciando indietro alluminio (1.715 dollari), piombo (1.840 dollari) e zinco (2.200 dollari); indubbiamente la dichiarazione opzioni di metà giornata sarà esiziale nel decretare la direzione (e l’umore) degli operatori per i giorni a venire.

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