Coronavirus, nessuno ne esce da solo

A cura di Aqa Capital

Richie Furst: “Quello che devo fare per uscirne non posso farlo da solo”
Citazione tratta da “Runner, Runner”, film del 2013 diretto da Brad Furman

Nessuno può fare da solo ciò che si deve fare per uscire dalla crisi generata dal coronavirus. Proprio come dice Richie Frust nel film “Runner, Runner”. L’economia e la sanità hanno bisogno dell’azione sinergica di governi, banche centrali e di tutti gli attori che possono dare un contributo.

In tale contesto, la Federal Reserve ha fatto capire di non voler lasciare nessuno “da solo”. Settimana scorsa ha infatti approvato un Quantitative Easing senza limiti, al fine di garantire liquidità e dare fiducia agli investitori. Per capire l’eccezionalità di questa decisione basta ricordare che un intervento del genere non era stato preso nemmeno dopo lo scoppio della grande crisi del 2008. Insieme agli acquisti di asset scatteranno anche ulteriori azioni di sostegno ai mercati del credito per il business. In un comunicato, la Fed scrive: “Se rimane molta incertezza è diventato chiaro che la nostra economia affronterà severi traumi. Aggressivi sforzi devono essere compiuti sia nel settore privato che pubblico per limitare la perdita di posti di lavoro e di reddito e per promuovere una veloce ripresa quando i traumi saranno passati”.

E se l’istituto guidato da Jerome Powell è sceso in campo con un’azione di tale portata, il governo statunitense non vuole essere da meno. Il presidente americano, Donald Trump, in questi giorni ha firmato il pacchetto da 2mila miliardi di dollari di aiuti all’economia. Dopo aver apposto la firma, l’inquilino della Casa Bianca ha ringraziato repubblicani e democratici “per aver messo da parte le loro differenze e aver messo al primo posto l’America”. Il piano, nella sua versione finale, prevede l’invio di assegni ai cittadini statunitensi; agli ospedali saranno dati oltre cento miliardi di dollari. Un fondo speciale del Tesoro da 500 miliardi garantirà prestiti elargiti attraverso la Federal Reserve alle imprese più colpite. Altri 350 milioni saranno destinati alle piccole aziende. Alcuni settori riceveranno sostegni ad hoc: le compagnie aeree 50 miliardi, metà in prestiti, con il governo che potrà in cambio rilevare quote nel capitale. Con queste e altre misure, la politica a stelle e strisce vuol far capire che l’economia e la sanità non verranno lasciate “da sole” per uscire dalla crisi.

Gli aiuti hanno però delle condizioni. In generale le società che li ricevono non potranno avviare buyback azionari o pagare dividendi finché non avranno restituito i prestiti. Il fondo speciale del Tesoro e della Federal Reserve sarà monitorato da un ispettore generale e da un comitato del Congresso.

In Europa la situazione è un po’ più complessa. Sembra che non tutti gli Stati abbiano capito che non si può uscire da soli da questa crisi. Tra i principali punti di divisione vi sono i cosiddetti coronabond. Nove Paesi Ue hanno scritto settimana scorsa al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, per chiederne una rapida introduzione. La lettera è stata firmata da Francia, Italia, Portogallo, Spagna, Slovenia, Grecia, Irlanda, Belgio e Lussemburgo. Nella missiva si legge che bisogna riconoscere “la gravità della situazione e la necessità di un’ulteriore reazione per rafforzare le nostre economie oggi, al fine di metterle nelle migliori condizioni per una rapida ripartenza domani. Questo richiede l’attivazione di tutti i comuni strumenti fiscali a sostegno degli sforzi nazionali e a garanzia della solidarietà finanziaria, specialmente nell’Eurozona. In particolare, dobbiamo lavorare su uno strumento di debito comune emesso da una Istituzione dell’Ue per raccogliere risorse sul mercato sulle stesse basi e a beneficio di tutti gli Stati Membri, garantendo in questo modo il finanziamento stabile e a lungo termine delle politiche utili a contrastare i danni causati da questa pandemia”.

Ma alcune nazioni, tra cui la Germania, fanno opposizione. Bisogna tuttavia sottolineare che non tutti i politici tedeschi sono concordi: “Sostengo la causa dei coronabond. Gli Stati economicamente più forti come noi devono aiutare quelli che stanno peggio. È nell’interesse tedesco che l’economia italiana sopravviva alla crisi”. Lo sostiene Robert Habeck, leader dei Verdi, i quali oggi sono (secondo i sondaggi) la seconda forza politica in Germania.

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