Coronavirus, ora le banche centrali modificano le loro strategie

A cura di Ipek Ozkardeskaya, Senior Analyst di Swissquote Bank

Nonostante l’emergenza economica creata dal coronavirus, la Fed continuerà a mantenere il suo atteggiamento “wait-and-see” fintantochè le informazioni disponibili sullo stato dell’economia rimangono fondamentalmente coerenti con l’outlook. Anche il petrolio Wti continua il suo trend in discesa poiché gli investitori, che non possono più contare sul supporto dell’Opec, sperano ora in un approccio più accomodante da parte della banca centrale americana, che dovrà prima o poi fare i conti con le conseguenze dell’epidemia e i suoi riflessi negativi sulle attese di crescita.

Pertanto, riteniamo che il Wti sia destinato a rimanere sotto i 50 dollari al barile ancora per un certo periodo dal momento che lo shock lato domanda non farà che aumentare l’eccesso di petrolio offerto e continuerà a incidere sui prezzi.

Anche l’euro è sceso ai minimi degli ultimi quattro mesi contro il dollaro martedi dopo il risultato deludente sulla fiducia degli investitori proprio nel momento in cui ce ne sarebbe maggiormente bisogno. Nel suo speech di ieri, Christine Lagarde ha chiesto nuovamente che gli Stati tornino a dare il loro contributo sul lato della spesa, come peraltro già ripetuto molte volte e invano dal suo predecessore Mario Draghi. Non dimentichiamo infatti che, se la Bce chiede un aiuto ai Paesi, è perché le società europee preferiscono tuttora investire la liquidità nonostante i ritorni molto bassi invece di prendere a prestito denaro (che ha tassi negativi).

Questo trend può essere facilmente tracciato nei dati alla produzione che tra poco dovrebbero confermare una contrazione dell’1,8% mensile a dicembre (contro un guadagno – probabilmente temporaneo – dello 0,2% del mese precedente) a causa soprattutto del calo registrato in Germania. Il timore che il rallentamento tedesco possa ulteriormente proseguire significa che la Bce potrebbe essere tentata di ridurre il costo del denaro, per quanto, come visto poc’anzi, non siamo per nulla certi che un’ulteriore sforbiciata ai tassi possa risolvere il problema della mancanza di investimenti in Europa.

Nonostante il nostro scenario base preveda che la Bce possa mantenere i tassi di interesse invariati fino alla “normalizzazione”, ogni nuova debolezza economica che dovesse manifestarsi nei dati aumenta le probabilità di un cambiamento di scenario e pesa sulla moneta unica perché aumenta le posizioni short sull’euro.

Nel Regno Unito, la crescita del Pil nel quarto trimestre ha confermato che il Paese ha evitato di poco la contrazione, a causa della produzione rimasta sotto tono e la spesa per consumi più bassa dal 2015. Anche se i dati della prossima settimana dovessero mostrare una ripresa dell’inflazione a gennaio, ciò non basterebbe a migliorare il sentiment sulla sterlina, che sembra pronta a rivedere 1,28 nelle prossime settimane. L’inversione del rischio sia per i titoli a breve che quelli a lunga scadenza confermano che gli investitori stanno aumentando le protezioni contro un calo della sterlina nei confronti del dollaro, che potrebbe venire innescato dalle ansie circa la seconda fase delle negoziazioni per la Brexit e le aspettative che la BoE possa tagliare i tassi di 25 punti base entro giugno.

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