Corvino (Zest): il mercato azionario Usa punta sui tecnologici

wall street

“Privilegiamo, all’interno del settore tecnologico, le aree legate al cloud, ai service provider per lo streaming e nicchie nell’ambito dei semiconduttori, quali semi-cap equipment e componentistica per cellulari (RF front-end). I prossimi mesi, che non saranno semplici, probabilmente offriranno grandi opportunità ai gestori attivi capaci di sfruttare le occasioni che volatilità e timori continueranno a offrire in un mercato sempre più selettivo”. E’ quanto evidenzia Pasquale Corvino, gestore del fondo Zest North America Pairs Relative, che ha ottenuto un rendimento del +7% dal 1° gennaio al 30 aprile 2020.

Rivolgendo l’attenzione alle performance, gli indici azionari statunitensi hanno beneficiato dell’elevata capitalizzazione assoluta e relativa delle maggiori società (Microsoft, Apple, Amazon, Facebook, Alphabet), che continuano a essere esposte a trend secolari. Tali società, a seguito delle restrizioni imposte, non hanno subito impatti particolarmente negativi, rafforzando anzi la propria leadership nonché dominanza globale. Va altresì notato che dal punto di vista valutativo tali società già incorporano stime future piuttosto rosee, che ragionevolmente si realizzeranno, ma che comunque sono in gran parte scontate nei prezzi attuali e quindi ne limitano un ulteriore e notevole apprezzamento.

E’ incontrovertibile che nel corso degli anni gli Stati Uniti abbiano acquisito delle conoscenze nel campo tecnologico difficilmente raggiungibili da altri Paesi e che l’intero settore rappresenti l’elemento insostituibile nel consentire livelli di produttività elevati unito alla possibilità di lavoro remoto, tutti temi molto rilevanti in questo momento. Tutto ciò, se da un lato rende il settore tecnologico suscettibile di facile ottimismo, dall’altro invita a maggior selettività e attenzione, data l’enorme differenziazione interna a un settore che non può esser considerato come un unicum.

Il mercato continua a premiare le società e i settori ritenuti difensivi, e quindi considerati a basso rischio, evitando totalmente i settori più rischiosi in quanto ciclici. Questo spiega la notevole overperformance dei titoli a maggiore capitalizzazione, nonostante la performance media dei titoli sia stata marcatamente inferiore, come dimostra lo spread di ben 10 punti percentuali tra l’indice S&P cap-wgt e l’indice S&P equal-wgt da inizio anno. Questa concentrazione e polarizzazione delle performance è rispecchiata nelle valutazioni, che risultano particolarmente ricche per società e settori considerati immuni, rispetto ai comparti che sono stati impattati in maniera diretta dalla pandemia e, al contrario, scontano scenari pesantemente negativi, vedi consumi discrezionali, energetici, industriali e finanziari.

“Ritengo che tale divergenza di performance, ma soprattutto di valutazione, non sia sostenibile per un periodo prolungato”, prosegue Corvino, “perché l’acuirsi o il protrarsi della crisi avrebbe inevitabilmente conseguenze pervasive anche sui comparti fino a ora meno colpiti. Per tali ragioni credo sia utile focalizzarsi su aziende con una situazione debitoria sostenibile, anche se fanno parte di settori al momento poco apprezzati. Esistono, a mio parere, importanti opportunità nell’ambito dei payment-processor e nelle piattaforme digitali legate al turismo dove, sebbene l’impatto immediatamente negativo sia indiscutibile, la struttura finanziaria estremamente flessibile e una componente debitoria ampiamente contenuta rendono le società capaci di superare le fasi avverse e di tornare velocemente a tassi di crescita elevati e ampia generazione di cassa. Inoltre, anche all’interno di settori maggiormente indebitati, come quello energetico, esistono nicchie con società ben gestite e in grado di difendere la profittabilità grazie alla complessità e minor fungibilità dei propri prodotti, per esempio nell’ambito della raffinazione”.

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