Cosa accade alle banche italiane?

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A cura di Michelangelo Massara, Pwa – Private Wealth Advisory

Due giorni fa, mentre stavo preparando questo articolo sulle banche italiane, facevo queste considerazioni: Molti investitori, osservando il forte movimento discendente dell’indice bancario italiano iniziato i primi di Gennaio, si staranno domandando che cosa sia successo durante le vacanze natalizie e come eventualmente si muoverà il comparto nel prossimo futuro.

Oltre alle motivazioni macroeconomiche ormai note a tutti gli attenti investitori, in Italia si è insinuata una macro variabile ancora presente nel nostro mercato: I crediti inesigibili e le sofferenze delle banche Italiane.

Un problema che sembrerebbe sia stato risolto con forti iniezioni di liquidità statali negli anni passati dagli altri stati (quando era ancora permesso) ma che rappresenta ora, per le banche italiane che dovranno sottostare alle nuove regole comunitarie del bail in, “il problema” che ci porteremo dietro fino a quando non verrà trovata una definitiva soluzione alla possibile creazione della/delle bad bank o alla corretta modalità di cartolarizzazione degli NPl (non performing loans).

Il problema dei crediti inesigibili delle banche italiane è sicuramente importante poiché influisce direttamente sui ratio patrimoniali richiesti dalla BCE, ma molti primari istituti e molte istituzioni (tra cui Mario Draghi stesso) hanno comunicato che le coperture di tali crediti inesigibili sono sufficienti.

Che cosa ha quindi scatenato e sviluppato questo forte sell off bancario italiano nei primi 15 giorni di Gennaio? La mia personale opinione è che ci siano state una serie di motivazioni concomitanti: il bail in, la discussione infinita sulla bad bank italiana, una modalità non corretta di salvataggio delle ultime 4 banche italiane e, soprattutto, come fattore scatenante, una “asimmetria di informazione”, con una buona dose di volontà speculativa da parte di grandi investitori/speculatori e conseguente irrazionalità di alcuni investitori.

L’asimmetria informativa è quella situazione nella quale alcuni individui sono a conoscenza di specifiche informazioni che altri ancora non conoscono.

Nel caso delle banche italiane qualche grande speculatore ha saputo in maniera strettamente confidenziale della richiesta di informazione riservatissima partita dalla BCE e diretta “anche” ad alcune banche italiane, ha individuato l’Italia come il paese che presentava maggiori difficoltà in quell’ambito (discussione bad bank, aumenti di capitali, salvataggio banche in extremis, ristrutturazioni popolari e BCC, etc..), ha quindi iniziato un pesante short su tutto il settore banche italiano; a quel punto, in qualche sala operativa, è iniziata a circolare la “voce” della richiesta da parte della BCE (senza precisare appositamente il nome delle banche coinvolte e l’entità della stessa), creando ansia generale, quindi vendita indistinta su tutti i titoli del comparto (con particolare accanimento sulle due banche più chiacchierate: MPS e Carige), generando conseguentemente panico e vendite disperate finali.

Viste le continue richieste di chiarimento pervenute, la BCE e le singole banche coinvolte hanno deciso di dichiarare e palesare la richiesta fatta/ricevuta, identificando e specificando chiaramente la natura e la modalità della stessa.

A quel punto l’asimmetria informativa è venuta a mancare, tutti hanno saputo esattamente che cosa è stato richiesto e a chi, sono quindi ritornati momentaneamente massicci acquisti e le “ricoperture” sui titoli venduti nei giorni antecedenti; risultato: rialzi del 10…20…fino al 40% (irrazionalità inversa).

Ovviamente sul tentativo di rimbalzo hanno contribuito anche gli ulteriori chiarimenti pervenuti dalle principali realtà nazionali e europee (governo italiano, le singole banche, Consob, Banca d’Italia, Mario Draghi e la BCE con interventi calmierante sullo spread btp/bund).

La cosa che però mi ha colpito maggiormente è stata la particolare reazione di uno dei titoli che erano stati maggiormente venduti a “mani basse” nei giorni precedenti (MPS), appena è filtrata nelle sale operative prima, e con comunicato ufficiale poi, la dichiarazione di Davide Serra del fondo Algebris, in riferimento alla immediata volontà di acquisto sia del debito senior che delle obbligazioni subordinate della banca senese, si è assistito ad un forte movimento rialzista ( + 43% in un solo giorno).

Mentre i vari comunicati dei vari amministratori delegati prima, e organi di controllo dopo, non avevano sortito alcun effetto sulla discesa del titolo, la sola dichiarazione dell’intenzione del fondo Algebris, ha scatenato una reazione di ricopertura e riacquisto del titolo molto forte

Ovviamente tutti conoscono il forte legame attribuito al finanziere Serra e al premier Matteo Renzi; probabilmente anche in questo caso l’informazione asimmetrica “attribuita” al fondo (…se loro investono e lo dicono…vuol dire che sanno come stanno realmente le cose…) ha scatenato una forte reazione di ricopertura e investimento diretto sul titolo che nel frattempo aveva perso però oltre il 50% dal suo valore di fine anno.

Quindi tutto a posto e tutto finito? Neanche per sogno, fino a quando non verrà definitivamente risolta “la questione” della risoluzione dei crediti deteriorati e detto chiaramente quale sarà la modalità di cartolarizzazione dei NPL (e i relativi prezzi di copertura), l’incertezza e quindi la volatilità conseguente, continueranno a persistere.

Queste ultime riflessioni/considerazioni, se fino a ieri potevano essere giudicate come una cassandra, oggi, dopo aver appreso dai principali organi di stampa che è stato raggiunto un accordo sulla bad bank, e vista la reazione assolutamente scomposta e nevrotica dei mercati, potrebbero assumere una particolare valenza interpretativa e riflessiva.

Infatti, per cercare di comprendere bene la motivazione per la quale oggi le banche abbiano tutte mediamente perso di valore a fronte di una notizia che “teoricamente” sarebbe dovuta essere un “catalizzatore” al rialzo, è necessario analizzare le reali informazioni in possesso del mercato:

Le banche italiane si presentano in questo momento con delle sofferenze lorde (oltre 200 MLD €) a bilancio “coperte” da accantonamenti, mediamente oltre il 50% (già spesate).

Questa copertura è stata in più occasioni dichiara sufficiente e sicura dalle istituzioni europee.

Quando però sono state salvate le 4 banche italiane, il parametro di sicurezza utilizzato per la valutazione della copertura necessaria per trasformarle in good banks è stato dell’82%, parametro che è stato inoltre avvalorato dalla BCE. Nuovamente questa asimmetria informativa (quale % devo utilizzare correttamente? perché “2 pesi e 2 misure”?) continuerà a generare incertezza e quindi volatilità molto intensa.

Se queste due variabili non fossero sufficienti, dobbiamo aggiungere una ulteriore importante considerazione:

Nel calcolare la corretta “copertura” delle sofferenze lorde e dei crediti inesigibili, il “sistema” al momento non è in grado di “prezzare” correttamente una caratteristica molto importante e intrinseca nel sistema di finanziamento bancario italiano, ossia le garanzie reali collaterali (fidejussioni, atti di compensazione e ritenzione, ipoteche ..etc..) che le banche hanno solitamente acquisito prima di erogare un qualsiasi finanziamento che ora si può trovare in situazione di sofferenza e/o incagli.

E’ stato calcolato che tali garanzie collaterali siano attualmente superiori ai 213 MLD €. Tutte queste variabili e la loro interpretazione, creano una forte incertezza valutativa e interpretativa che, in una situazione di asimmetria informativa, genera fortissima volatilità.

Sarà inoltre molto importante seguire con attenzione, entro questa primavera, la trasformazione, quotazione e possibile aggregazione di alcune delle popolari considerate più importanti nel panorama italiano.

Una cosa deve comunque essere chiara, alcuni problemi su alcune banche italiane in merito ai crediti inesigibili e ai NPL esistono e sono importanti, ma anche in questo caso bisogna distinguere istituto da istituto.

Quindi bisogna sempre ben considerare i numeri “reali” dell’istituto di credito nel quale si investe o si detengono i propri risparmi, ricordandosi sempre che una informazione negativa ben orchestrata (speculazione), anche se non necessariamente e totalmente vera, può creare insicurezza, ansia e panico negli investitori/correntisti, che potrebbero essere portati ad uscire massicciamente dalla banca, generando direttamente un forte peggioramento dei suoi bilanci , e quindi, se già in difficoltà, ne potrebbero decretare il definitivo fallimento.”

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