Covid, i timori di una seconda ondata pesano su azioni e petrolio

Se l’Oms ha confermato che il peggio della pandemia non è ancora alle spalle, le torride previsioni economiche emanate dall’Fmi e dalla Banca Mondiale sembrano trovare parziale conferma nelle letture degli importanti dati macro cinesi dello scorso week-end con la produzione industriale che pur conferma la ripresa, ma a un ritmo decisamente più blando di quanto pronosticato (+4,4% a maggio contro 5,0% atteso) e le vendite al dettaglio al loro quarto mese in contrazione consecutivo con una flessione del 2,8% contro il -2% atteso.

In contrazione poi anche gli investimenti in capitale fisso nel periodo gennaio-maggio con una flessione del 6,3% che ancora una volta risulta superiore alla mediana delle attese posizionata al 5,9%.

Il timore di una seconda ondata di contagi sta progressivamente prendendo piede, con 20 Stati americani che hanno riferito nel fine settimana un incremento degli ammalati di Coronavirus. Situazione simile in Giappone e in Sud Africa mentre in Sud America, con uno sgurado sempre più preoccuapato al Brasile, la sitazione appare fuori controllo. A peggiorare la situazione poi c’è quanto accaduto in Cina con 20 quartieri residenziali messi sotto quarantena al riapparire di focolai pandemici che pare abbiano interessato oltre 100 persone.

L’effetto sui mercati finanziari

Uno scenario che pesa sui principali listini azionari e sul petrolio Wti che prosegue nella sua correzione chiudendo la prima settimana in flessione dopo sei settimane consecutive di rialzi malgrado la produzione americana continui a scendere, con il nuumero di impianti estrattivi in flessione per la tredicesima settimana consecutiva ed ai nuovi minimi decennali.

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