Cribari (BlueStar): equity a rischio, finita l’illusione di un bull market perenne

“Nello scenario difficile in cui ci troviamo, occorre investire in tematiche di lungo termine affidabili, sui settori meno colpiti dalla crisi e su società che offrano qualità di bilancio, maggiore visibilità degli utili e brand forti”. Lo sottolinea Mario Cribari, Partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar Investment Managers. “Il mercato per continuare a tirare necessita di un cambio di testimone a favore di settori più bastonati ma anche più colpiti dalla situazione di crisi, come consumi discrezionali, energetici, finanziari. Questo può avvenire però solo se le prospettive economiche e di crisi sanitaria migliorano visibilmente. Da qualunque parte la guardiamo vediamo più rischio che potenziale, per ora, nonostante il mercato si rifiuti di svegliarsi dal sogno di un bull market perenne”.

A essere più preoccupanti saranno le prospettive sugli utili sui quali la visibilità è nulla e le stime ancora passibili di ribasso. Prendendo come riferimento l’S&P 500, un rapido calcolo porta a stimare un price target molto vicino ai livelli attuali per fine anno. Lo otteniamo applicando un multiplo prospettico generoso e non essendo troppo pessimisti sul calo degli utili per quest’anno a -20% (nel 2018 era andata molto peggio) e supponendo un +25% di rimbalzo sugli utili 2021. Il rally più potente tuttavia lo abbiamo visto solo per gli indici mega cap americani dove ha pesato moltissimo la componente tecnologia (quasi assente su altri listini come quelli europei). La predilezione del mercato per i titoli growth, l’apparente migliore tenuta dell’economia americana, i massicci interventi fiscali e monetari, così come la forza del dollaro hanno enormemente favorito l’S&P 500 dove peraltro ormai i soliti 5 nomi più rappresentativi, e meglio performanti, pesano oltre il 20% dell’indice.

La qualità e le prospettive delle varie Microsoft, Google, Amazon sono incontestabili ma questo mestiere ci insegna che alla fine, nel bene e nel male, tutto ha un prezzo. “In un contesto simile, i titoli che appaiono più promettenti sono alcuni titoli della difesa, dei beni di consumo, come P&G, Reckit Beckinser, Clorox, Nestlè, Philip Morris, 3M, delle biotecnologie e della tecnologia: da Facebook a Netflix, Alphabet, Microsoft”, precisa Cribari. “Anche chi ha parzialmente deluso le stime, come Amazon o Apple, resta abbondantemente in sovraperformance rispetto al mercato, con prospettive relativamente più rosee rispetto a molti altri titoli. Nel comparto obbligazionario preferiamo i corporate investment grade e i finanziari in particolare, sulle materie prime privilegiamo invece l’oro”.

Nel frattempo, l’economia è crollata in una recessione mai vista negli ultimi 70 anni con prospettive di decrescita degli utili a due cifre. “Temiamo che il peggio nelle statistiche economiche debba ancora arrivare e che il rallentamento sarà ben peggiore di quello della crisi del 2008. Lo scollamento tra Wall Street e Main Street è evidente: un mercato vigoroso contro un’economia in crisi. Per quanto gli interventi pubblici, massivi e repentini, abbiano eliminato per ora la possibilità di una ripresa a L, cioè con una caduta del Pil non seguita da alcuna ripresa sostanziale. Il mercato sembra ormai aver già scontato una ripresa a ‘V’, in cui il grafico disegna un picco negativo seguito da una ripresa rapida, sebbene in assenza ancora di una immunità di gregge, di certezze sul numero effettivo dei contagi e sulla velocità di riapertura delle economie e di un vaccino, pur con qualche speranza di una cura efficace”.

Conclude Cribari: “Riteniamo che la forma più probabile della ripresa sarà nella migliore delle ipotesi una ‘U’, quindi con una fase di stallo prima di vedere la ripresa del Pil, con il rischio di una ‘W’, quindi calo-ripresa-nuovo calo-nuova ripresa, nel caso la curva dei contagi torni a irrigidirsi. Alcuni affermano che la fase attuale assomigli a quella successiva al fallimento di Bear Stearns, a marzo 2008, dove i mercati si sono cullati sulla capacità di reazione politica al fallimento della banca salvo poi tornare a correggere pesantemente. Per quanto ci sforziamo di non essere così negativi registriamo un eccessivo scollamento tra andamento dei mercati e fondamentali a supporto. Ecco perché in questo momento di profonda crisi, con un’enorme dispersione di performance, è fondamentale avere la capacità di posizionarsi, in un asset allocation comunque prudente, su cavalli vincenti di lungo termine”.

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