Cribari (BlueStar): ottimismo sui mercati ma solo a 9-12 mesi

“A fronte di uno scenario alquanto ottimista a 9-12 mesi, consigliamo estrema prudenza a breve. Da qualche tempo sentiamo un senso di déjà-vu con quanto successo lo scorso febbraio, quando i mercati continuavano a salire nonostante i primi lockdown in Cina. Non ci aspettiamo assolutamente il tipo di correzione sperimentato a marzo ma l’estrema compiacenza dei mercati ci sembra ingiustificata”. È la view di Mario Cribari, partner e responsabile della strategia e ricerca di BlueStar.

Pur restando dell’idea che molto probabilmente il peggio, in termini pandemici ed economici, sia alle spalle non possiamo ignorare una serie di evidenze e rischi potenziali di breve termine. La diffusione del virus continua a crescere inarrestabilmente, i governi dei vari paesi stanno aumentando il loro livello di allerta, i vari interventi fiscali di breve si stanno esaurendo, quelli di lungo pur molto positivi non avranno per definizione effetti benefici immediati, gli equilibri mondiali già in crisi prima del Covid-19 hanno ricevuto la spallata definitiva con la pandemia e il rischio sistemico e politico americano non è mai stato a livello così elevato sia nel breve (con le elezioni) sia nel lungo termine.

“Considerando la corsa dei listini azionari degli ultimi mesi, riteniamo che almeno per qualche settimana i mercati potrebbero smettere di muoversi a senso unico verso l’alto”, sottolinea Cribari. “Ammettiamo tuttavia che a questo livello di tassi, con la politica quantitativa in corso e con il mutato atteggiamento fiscale da parte dei governi, si possa restare costruttivi a 9-12 mesi”.

Mercati bisognosi di nuovi sostegni

Il Covid-19, nel dramma, potrebbe rappresentare un forte volano per la crescita economica dei prossimi anni. Nel breve è auspicabile una vittoria di Joe Biden alle elezioni presidenziali Usa, un nuovo stimolo fiscale americano (anche di lungo termine) e che il virus si riveli meno maligno di quello visto in primavera. La ripresa economica, dopo la “V” sperimentata nel terzo trimestre, affronta nuove forze ostili a causa della diffusione inarrestabile della pandemia, per gli effetti ritardati dei lockdown su molte piccole e medie imprese e attività commerciali e per la mancanza di un nuovo stimolo fiscale in Usa.

Dopo gli interventi ponte salva-vita messi in atto la scorsa primavera, molti nodi possono ora venire al pettine. Così come i mercati avevano già correttamente anticipato il rimbalzo, potrebbero ora restare a corto di catalizzatori positivi. Il forte ritardo dei Pmi dei servizi rispetto a quelli manifatturieri getta un’ombra sinistra sulla sostenibilità della ripresa, almeno nella sua forma a “V”. Le nuove misure restrittive dei governi, in conseguenza di una recrudescenza del virus, non depongono a favore di questa importantissima fetta dell’economia globale e rendono sempre più urgente il rinnovo, per lo meno, di determinati interventi di sostegno economico e finanziario.

“In questo contesto i titoli growth, ormai considerati dei difensivi, potrebbero ricevere ulteriore impulso da nuovi imminenti lockdown leggeri ma sul più lungo termine le valutazioni a prezzi stracciati di molti (ma non tutti) settori value/ciclici potrebbero costituire un’occasione. È chiaro che l’investimento su questi ultimi può rappresentare un rischio ma mai come in questo momento può essere pagante discriminare tra guadagni troppo scontati e facili di breve termine e costruzione di valore nel più lungo termine”, conclude Cribari. “Il comparto obbligazionario, dopo il restringimento degli spread, presenta invece pochissimi elementi di interesse. Tra questi, i convertibili emessi da società più cicliche, alcuni high yield e il debito dei mercati emergenti, che dovrebbe essere favorito dalla debolezza del dollaro”.

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