Crolla lo Zew, economia tedesca a rischio recessione nel 2020

A cura di Wings Partners Sim

Aumentano le preoccupazioni sull’economia tedesca durante la giornata di ieri, dopo che è stato rivelato che il sentiment degli investitori in Germania è calato bruscamente nel mese di febbraio. Gli effetti del coronavirus hanno infatti pesato sugli esportatori tedeschi, creando ulteriori pressioni in una situazione già critica per la prima economia europea. L’indagine Zew (indice basato sull’opinione di 350 esperti dei mercati finanziari riguardo al futuro dell’economia tedesca) ha mostrato un brusco calo di 18 punti durante questo mese, attestandosi a 8,7 e peggiorando sia le attese poste a 21,5 che il dato del mese precedente a 26,7.

Questo peggioramento delle prospettive economiche tedesche segue una serie di notizie negative per il commercio della Germania. Lo scorso anno il settore manifatturiero, a causa di un brusco calo degli ordini a dicembre, ha infatti registrato l’andamento peggiore dell’ultimo decennio mentre quest’anno le aspettative relative allo sviluppo delle esportazioni sono state smentite dagli effetti negativi del coronavirus sul commercio mondiale. Investitori che percepiscono dunque un alto rischio sulle attività tedesche, che aumenta maggiormente le probabilità per una recessione dell’economia di Berlino durante il 2020.

Rivelazione che impatta immediatamente sui mercati e in particolare sull’euro, che si porta vicino ai minimi del 2017, a 1,0784 nel cambio contro il dollaro. Nel resto del mondo, al contrario, sia i titoli azionari americani che asiatici recuperano alcune delle perdite, dopo che la Cina ha comunicato di offrire maggiore supporto alla propria economia rallentata dall’epidemia, includendo possibili salvataggi per alcune compagnie aeree. Decisione del governo di Pechino che arriva dopo che la provincia di Hubei ha riportato altri 132 decessi a causa del virus, portando il bilancio delle vittime oltre a 2mila e prolungando la quarantena che sta bloccando tutte le attività cinesi. Effetti rialzisti anche per l’oro tornato a quotare oltre area 1.600 dollari l’oncia.

Discorso da fare a parte per il mercato del petrolio, che vede il prezzo del brent risalire a 58 dollari al barile registrando la più lunga serie di guadagni di quest’anno. Aumento dei prezzi dovuto dalla sanzione degli Stati Uniti alla società russa Rosneft PJSC, accusata di aver mantenuto i legami con il presidente del Venezuela e la sua compagnia petrolifera statale, minacciando la capacità di esportazione di greggio del gruppo russo. Inoltre, in Libia, i combattenti hanno bombardato il porto di Tripoli forzando un blocco delle spedizioni di petrolio.

Euro/dollaro

Raggiunta l’area di supporto posta a 1,0780, le quotazioni del cambio euro/dollaro confermano la chiusura del gap-up aperto ad aprile 2017 riproponendo nuovi recuperi di breve. E, pur restando impostate al ribasso, lasciano aperti spazi per l’avvio di primi recuperi capaci di riportare i corsi verso area 1,0870. Detto movimento viene accompagnato da una situazione di ipervenduto degli indicatori di momentum che dovrebbero favorire recuperi verso area 1,0875 (ovvero i minimi del 2019 appena infranti) in prima battuta.

Gli effetti negativi sull’economia, a seguito dell’incertezza del prolungarsi dell’influenza del coronavirus, continuano a favorire un apprezzamento del dollaro nei confronti dell’euro, complice la valenza di bene rifugio al pari dell’oro. Non si esclude, tuttavia, la prossima conclusione del movimento pro biglietto verde favorendo un recupero delle quotazioni del cambio in un’ottica più ampia.

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