Da Governo 80 mln di euro fino al 2020 a favore delle Pmi che si quotano

Il Ddl Bilancio 2018 autorizzato dal Presidente della Repubblica alla presentazione in Parlamento che verrà depositato oggi in Senato, ha introdotto il credito d’imposta sul 50% dei costi di consulenza legati alla quotazione delle PMI con una misura di 30 milioni di euro annui fino al 2020 per un totale di 80 milioni nel triennio.

La manovra si pone a  completamento del pacchetto di incentivi “Finanza per la crescita” che prevede misure per agevolare l’accesso delle imprese alla finanza, promuovere un ambiente più favorevole agli investimenti produttivi, e incentivare la capitalizzazione delle imprese.

Nell’ambito della collaborazione di IR Top con il Governo, sulla base di un’analisi empirica svolta sui costi di quotazione su AIM Italia e STAR, è stato individuato un massimale di 500.000 euro per azienda che nell’ambito della misura consentirebbe minimo 60 nuove quotazioni in Borsa annue per un totale di 160 nel triennio sino al 2020.

Il focus della norma verte sui soggetti destinatari, le PMI italiane secondo la definizione dell’Unione Europea che prevede il rispetto dei seguenti parametri: ULA (Unità Lavorative-anno) comprese tra 10 e 250; Fatturato annuo compreso tra 2 e 50 milioni di Euro o Totale annuo di Bilancio compreso tra 2 e 43 milioni di Euro. Nel calcolo dei parametri occorre valutare eventuali rapporti di controllo o collegamento societario. Relativamente ai mercati di quotazione target, la norma si riferisce sia ai mercati regolamentati sia ai mercati non regolamentati europei.

La proposta prevede il riconoscimento alle società che si quotano di un credito d’imposta dei costi di consulenza sostenuti per l’operazione di IPO.

I costi fissi di consulenza sono espressi in funzione della struttura, dimensione e della complessità aziendale e, a prescindere dall’esito dell’operazione, includono tutte le consulenze specifiche necessarie per valutare la fattibilità di IPO e supportare la società nel processo (advisor finanziario, Nomad, revisione, comunicazione finanziaria e IR, legale e fiscale, Borsa Italiana).

Tale credito d’imposta viene riconosciuto per la quota parte relativa all’aumento di capitale (OPS) all’interno dell’operazione di IPO, non per la parte in vendita (OPV), favorendo così l’afflusso di risorse esclusivamente finalizzate all’implementazione del progetto di crescita d’impresa. È pertanto un vantaggio fiscale per l’Emittente con esclusione della eventuale quota di competenza degli azionisti venditori.

Il credito d’imposta spetta alle PMI oggetto della Business Combination per le operazioni condotte dalle SPAC (Special Purpose Acquisition Company); infatti questo modello ha visto un importante sviluppo negli ultimi due anni, e in particolare grazie al nuovo afflusso di liquidità 2017, principalmente per le caratteristiche di tutela dell’investimento a favore dei sottoscrittori del veicolo di investimento. Il Ddl Bilancio 2018 dovrà essere approvato dal Parlamento entro dicembre 2017.

“La norma pubblicata nella bozza di Legge di Bilancio presentata ieri al Parlamento mira a favorire il numero di IPO nel prossimo triennio di concerto con i PIR, al fine di offrire un canale di finanza alternativo alla crescita delle PMI – ha affermato Anna Lambiase, ad di IR Top Consulting –  In questo percorso normativo abbiamo collaborato con il Governo all’analisi del mercato azionario e della tipologia dei costi, la sensitivity sulla raccolta, i possibili impatti sul numero di nuove quotazioni e sulla crescita dell’occupazione, anche con il supporto analitico del nostro Osservatorio sul mercato AIM Italia. La bontà della tipologia della manovra fiscale è stata confermata inoltre da evidenze empiriche di una survey condotta su un numero significativo di società quotate AIM dal nostro Osservatorio secondo cui i costi di IPO rappresentano il maggior deterrente alla quotazione delle PMI di gran lunga superiore alle tematiche di governance o di trasparenza. È auspicabile che le PMI italiane possano valutare la quotazione oggi come una vera e concreta alternativa di finanza per la crescita, superando l’ostacolo dei costi che, grazie alla manovra fiscale vengono a tutti gli effetti avvicinati ai costi del debito ma con una grande differenza: si tratta di costi sostenuti una sola volta, in IPO appunto, per un capitale che non dovrà essere rimborsato ma che rimarrà a disposizione delle casse aziendali per finanziare percorsi di sviluppo profittevoli, in una logica di creazione di valore per gli azionisti nel medio lungo termine. Tra 2 e 50 milioni di euro di fatturato, questo è il target di imprese cui la manovra si riferisce, a completamento del pacchetto di incentivi del Governo “Finanza per la crescita”, con l’obiettivo di spingere le PMI familiari a fare il salto di qualità aprendo il capitale ad Investitori Istituzionali e ad elevare il proprio standing allo status di società quotata con tutti i benefici che questo comporta in termini di visibilità, di crescita dimensionale e di valorizzazione del capitale economico. Questo sistema di incentivi fiscali alle PMI si pone in un momento di mercato molto favorevole grazie alla normativa dei PIR della scorsa Finanziaria che ha visto un afflusso di liquidità importante e la nascita di fondi Small Cap alla ricerca di nuove opportunità di allocation. La quotazione permette il ribilanciamento delle fonti di finanziamento a favore dell’Equity, una managerializzazione delle aziende e una crescita del livello occupazionale con effetti positivi sull’efficienza del sistema finanziario e sul PIL italiano. Queste le ragioni di una valida norma che il Governo propone a favore delle PMI e della crescita del Paese che auspicabilmente dovrà essere approvata dal Parlamento entro dicembre 2017”.