Da Salini Impregilo a Webuild, per scommettere sulla ripartenza dell’Italia

Salini Impregilo addio, benvenuta Webuild! L’assemblea degli azionisti ha infatti approvato ieri il bilancio 2019, chiuso con un utile di 70,96 milioni di euro, deliberato la distribuzione di una cedola pari a 0,03 euro per le azioni ordinarie e di 0,26 euro per quelle di risparmio e dato il via libera alla modifica della denominazione sociale, appunto Webuild. Al Cda è stata inoltre conferita una delega ad aumentare il capitale per un ammontare nominale massimo di 20 milioni di euro, al servizio di piani di compensi basati su strumenti finanziari.

In avvio di giornata il titolo ordinario rimbalza di circa l’1,5% riportandosi attorno agli 1,36 euro per azione con poco più di 1 milione di pezzi scambiati, rispetto ai circa 2,9 milioni mediamente scambiati in una seduta negli ultimi 90 giorni. Volumi che possono sembrare modesti per un titolo che capitalizza oltre 1,2 miliardi di euro, ma che riflettono il flottante ormai esiguo dopo gli ultimi movimenti nel capitale. Grazie al Progetto Italia, che prevede l’integrazione di Astaldi in Salini Impregilo/Webuild, il nuovo gruppo arriverà a un portafoglio ordini complessivo di 42,5 miliardi (somma di quello di Salni Impregilo/Webuild pari a 36 miliardi e i 6,5 miliardi apportati da Astaldi).

Il progetto ha già ricevuto il supporto di Cdp Equity (divenuta socia al 18,68%) e dei principali istituti finanziari italiani tra cui Unicredit (5,377% del capitale) e Intesa Sanpaolo (5,276%) e sembra interessare a investitori istituzionali come Norges Bank (1,31% di partecipazione) e Inarcassa (1,315%), oltre che a fondi e gestori che complessivamente possiedono l’11% del capitale secondo gli ultimi dati Morningstar. Percentuali che sommate agli azionisti stabili portano all’88,375% il capitale detenuto da “mani forti” e riducono il flottante, come prima accennato, a circa l’11,625%, potenzialmente aumentando la volatilità del titolo nel breve periodo.

Il quadro tecnico

Ai prezzi attuali il dividend yield (ricordiamo che il dividendo sarà staccato il 20 maggio prossimo) vale circa il 2,15%, mentre il prezzo riflette circa 13,22 volte l’utile netto 2019. In attesa che Webuild definisca il nuovo piano triennale 2020-2022, i trader concentrano la loro attenzione sul quadro tecnico al momento fortemente positivo a brevissimo-breve termine e comunque moderatamente positivo anche a medio-lungo termine. Al momento Salini Impregilo/Webuild si muove tra il primo obiettivo del trend rialzista, individuato a 1,35 euro, e il successivo fissato a 1,45 euro per azione.

Se il titolo dovesse superare tale livello, si aprirebbe una nuova strategia rialzista con stop loss a 1,35 euro, livello a cui si sta riportando la media mobile veloce a 7 sedute, e primi obiettivi a 1,60 euro per azione (1,65 euro in caso di estensione ulteriore del movimento). Per arrivarci il titolo dovrà tuttavia confrontarsi con due soglie intermedie di resistenza statica, segnalate attorno a 1,40 e poi a 1,47 euro per azione. Lo stocastico e l’indicatore di forza relativa (Rsi), entrambi nella parte superiore della rispettiva banda d’oscillazione ma non ancora in ipercomprato, convalidano il quadro favorevole in cui si muove Salini Impregilo/Webuild.

In caso tuttavia di qualche presa di beneficio, non è da escludere un ritorno prima verso la soglia degli 1,32 euro per azione, da dove sta transitando la media mobile più lenta a 14 sedute e poi, eventualmente, sino verso gli 1,23-1,20 euro per azione. Più difficile pensare, al momento, ad un eventuale nuovo storno che riporti le quotazioni prossimità di 1 euro per azione, livello che farebbe scattare la stop loss ma che è stato violato solo nella fase più acuta del sell-off di metà marzo.

Salini Impregilo a Piazza Affari negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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