Dazi Usa, ora nel mirino torna l’Europa

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A cura di Wings Partners Sim

Digerita la notizia di un possibile impeachment presidenziale (Trump ha ieri rilasciato la trascrizione della telefonata con il presidente ucraino ma non sembra che questo abbia migliorato la sua posizione), i mercati tornano a guardare con un certo ottimismo alle attuali diatribe commerciali, mettendo momentaneamente fine ad una serie negativa di tre sessioni consecutive.

La decisione di Pechino di sterilizzare alcuni dazi sulle importaizoni di semi di soia americani sembra un buon indicatore di un possibile accordo in vista, come d’altra parte più volte riconfermato via twitter dallo stesso Trump, mentre in parallelo va a sfumare anche la tensione con il Giappone con la rimozione da parte di quest’ultimo di 7,2 mld di dollari di dazi su importazioni di alimenti e beni agricoli statunitensi.

Non si ravvisa perà la stessa compostezza sul fronte europeo dopo la decisione del WTO di acconsentire agli USA l’applicazione di tariffe su beni europei per 8 mld di dollari in risposta ai sussidi erogati ad Airbus. La risposta europea non si è fatta attendere con un ritorsione potenziale per 4 mld di dollari (appellandosi ad un caso di sussidi americani portato al WTO non meno di 22 anni fa) e una ulteiore risposta americana che prevede una strategia a “carosello, ovvero una applicazione dei dazi a rotazione su diversi beni in luogo di una lista statica, in modo da creare incertezza (e danno) al maggior numero possibile di settori industriali.

E mentre i mercati azionari riprendono la loro ascesa (almeno negli USA visto che ieri l’Europa e questa matina l’Asia hanno dato risultanze prevalentemente negative), tra inquietudini legate al sempre volatile tasso repo overnight (che secondo alcuni indicherebbe problematiche in un grosso operatore finanziario) e gli esponenti aziendali della società quotate che vendono senza remora le proprie azioni approfittando dei flussi di buyback azionario (il c.d. “insider selling” ha toccato i massimi ventennali, e se vendono loro…) le materie prime tornano al loro corale arretramento, con l’oro che si riattesta poco sopra quota 1.500 dollari per oncia dopo lo spike di 24 ore fa in prossimita dei massimi di periodo, ed il Petrolio che in pratica va ad azzerare tutti i progressi messi a segno in seguito all’attentato ai pozzi sauditi, per quanto qui la situazione rimanga alquanto instabile in attesa di una reazione da parte dell’Arabia Saudita che appare inevitabile se non altro per evitare di lanciare segnali di debolezza agli avversari.

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