Dollaro e Fed: un rapporto di amore-odio

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A cura di Rick Harrell, Senior Sovereign Analyst, Loomis Sayles
Il mercato del lavoro statunitense continua a registrare un buon andamento, portando molti a ritenere che nella seconda parte di quest’anno la Fed rialzerà i tassi. Tuttavia, il ritmo dei rialzi potrebbe essere più lento del previsto. Nel valutare l’eccellente performance economica statunitense, la Fed sta affrontando il “dilemma del dollaro”.
Gli aspetti positivi: gli Stati Uniti sono ancora alla guida della crescita dei mercati sviluppati. Da un lato, la Fed vede il dollaro più forte come un riflesso dell’ottima performance dell’economia degli Stati Uniti. Dopo la crisi finanziaria del 2008, gli Stati Uniti hanno analizzato i crediti in sofferenza, hanno permesso alcuni default, ricapitalizzato il settore bancario e attuato un allentamento monetario aggressivo. Sebbene il recupero e la successiva espansione abbiano a volte segnato il passo, l’economia statunitense ha registrato una performance superiore rispetto ai suoi pari nei principali mercati sviluppati post-crisi, in gran parte grazie a queste misure rigorose. Negli Stati Uniti, si calcola che i consumatori quest’anno guideranno l’economia verso una crescita del Pil del 3%.
Gli aspetti negativi: l’eccessiva forza del dollaro potrebbe ritardare i rialzi dei tassi. D’altro canto, il dollaro forte può abbassare l’inflazione, danneggiare gli esportatori e penalizzare gli utili maturati all’estero. In una conferenza stampa del 18 marzo scorso, il presidente della Fed Janet Yellen ha osservato che il dollaro forte è un fattore che “tiene bassi i prezzi delle importazioni e, almeno in via transitoria, riduce l’inflazione”. Se l’apprezzamento del dollaro dovesse aumentare  eccessivamente e troppo velocemente, potrebbe porre un freno all’economia, indebolendo il settore delle esportazioni e facendo diminuire l’inflazione. Ciò potrebbe in ultima analisi spingere la Fed a un atteggiamento più “morbido” di quello che assumerebbe diversamente. La Fed potrebbe decidere di procedere con cautela nella seconda metà dell’anno, al fine di evitare una manovra restrittiva repentina.