E ora, quale direzione prenderà il mercato azionario?

A cura di Joyce Gordon e Jody Jonsson, Gestori di portafoglio azionario di Capital Group

Le forti oscillazioni dei mercati azionari causate dalla pandemia di coronavirus hanno messo a dura prova la determinazione di molti investitori. Abbiamo visto i mercati perdere più del 30% in un mese, la flessione più rapida mai registrata. Si tratta di una crisi planetaria che ha ripercussioni su tutti i settori. Può essere spiazzante, e crediamo che il mercato stia facendo molta fatica a calcolare l’entità e la durata della recessione in arrivo.

Dopo che molte aree dell’economia globale sono state improvvisamente bloccate, i mercati hanno fluttuato tra rialzi e ribassi con gli investitori intenti a ponderare il potenziale impatto delle imponenti misure di stimolo varate da governi e banche centrali. La ripresa potrà seguire la stessa traiettoria del virus: da est a ovest. Il mercato cinese, con lo stabilizzarsi dei contagi, ha di fatto già cominciato a riprendersi, e registra un -10% nel trimestre. Crediamo che negli Stati Uniti e in Europa accadrà lo stesso.

Ogni fase ribassista è diversa ma con evidenti analogie: quando ci si trova nel mezzo di una crisi questa sembra sempre terribile, ma ne siamo sempre usciti tutti interi. È molto difficile calcolare i tempi esatti di una ripresa, e talvolta il mercato recupera quota molto velocemente. Ciò detto, pur auspicandomi una ripresa a “V”, non crediamo sia uno scenario verosimile. Ci aspettiamo una ripresa a “U”, che richiederà del tempo e sarà fortemente dipendente dal contenimento dei nuovi contagi.

Le multinazionali hanno dovuto superare ostacoli non da poco nell’ultimo anno o due, a cominciare dalla guerra commerciale. Molti investitori si aspettavano che queste società sarebbero state penalizzate per la loro esposizione alla Cina, invece abbiamo appurato che sono state perlopiù resilienti. Oggi, molte società globali presentano bilanci e flussi di cassa solidi e beneficiano dell’accesso al credito, un fattore molto importante nell’attuale crisi. Le imprese di minori dimensioni potrebbero non beneficiare dello stesso tipo di accesso alla liquidità. Una volta che tutto questo sarà passato, molti settori potrebbero andare incontro a un maggiore consolidamento in quanto le aziende più forti lo saranno ancora di più, grazie alla loro flessibilità e al migliore accesso alle risorse.

Crediamo che le imprese ripenseranno le proprie filiere produttive e la dipendenza dalla Cina nel tentativo di diventare più resilienti. Quando le aziende massimizzano la propria efficienza per aumentare i margini, spesso scoprono di avere uno spazio d’errore più esiguo, il che rappresenta un problema nell’attuale contesto. Le imprese opteranno per una maggiore flessibilità, un po’ più di ridondanza e di un maggior numero di fornitori e sedi operative.

Potremmo assistere a un risorgimento industriale negli Stati Uniti, laddove le aziende punteranno a uscire dalla crisi con una maggiore capacità di tenuta. Abbiamo già assistito alle prime fasi di questa tendenza nel settore tecnologico con aziende del calibro di Taiwan Semiconductor. Ma ora osserviamo lo stesso trend anche nel settore farmaceutico, visto che molti dei composti utilizzati nelle terapie vengono prodotti esclusivamente in Cina.

Gli investimenti tradizionalmente difensivi hanno mostrato una discreta capacità di tenuta, ma vi sono alcune eccezioni. Il settore energetico, che solitamente garantisce rendimenti elevati, è stato colpito duramente a causa degli shock sia sul lato dell’offerta che della domanda. Il rallentamento economico è arrivato in un momento già problematico per il petrolio, in quanto il mancato accordo tra Arabia Saudita e Russia sui tagli alla produzione ha letteralmente inondato il mercato di petrolio. Sul versante positivo, le aziende dei beni di consumo primari, quelle sanitarie e alcuni appaltatori del settore difesa – imprese i cui ricavi tendono a mostrare una migliore tenuta durante le recessioni – sono andate meglio rispetto alla media del mercato.

In tutti i settori, le aziende con bilanci solidi e bassi livelli d’indebitamento sono state meno colpite rispetto a quelle più indebitate, una dinamica peraltro prevedibile. Prima della notizia del coronavirus, eravamo già concentrati sulle aziende che distribuivano dividendi mantenendo una leva finanziaria limitata e solidi flussi di cassa liberi.

Molte aziende, di fatto, hanno ridotto, eliminato o sospeso i pagamenti dei dividendi nell’attuale emergenza. Alcune lo fanno mosse da un eccesso di cautela al fine di assicurarsi liquidità a sufficienza per affrontare un periodo difficile. Altre sono sotto il tiro delle agenzie di rating o dei governi, come accaduto di recente in Francia.

I titoli sanitari hanno mostrato una buona tenuta. Molte di queste aziende hanno l’opportunità di sviluppare un farmaco contro il coronavirus, mentre altre si stanno attrezzando per rendere disponibili i test diagnostici. Inoltre, vista l’entità della crisi che stiamo vivendo, prevediamo meno pressioni provenienti dal Congresso sui prezzi dei farmaci. Pertanto, riteniamo che le case farmaceutiche statunitensi abbiano buone prospettive. Altre realtà (pensiamo ad esempio a quelle società che producono dispositivi ortopedici) potrebbero accusare una temporanea flessione perché molti interventi verranno posticipati. Non crediamo tuttavia che la domanda scomparirà: verrà semplicemente rimandata e tra un anno o 18 mesi le prospettive si saranno già rischiarate.

Sui mercati si respirano livelli estremi di nervosismo e paura e quando si raggiungono crediamo sia importante capovolgere la propria prospettiva. Quando la negatività è alle stelle, le probabilità di sorprese positive non possono che aumentare. Forse la situazione è meno compromessa di quanto si pensi, forse ne usciremo presto. O forse la buona, vecchia ingegnosità che caratterizza la scienza troverà delle soluzioni straordinarie. Non bisogna in ogni caso perdere di vista il lungo termine: pensiamo a questa crisi come a un’opportunità per investire in ottime aziende a prezzi interessanti.

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