Economia globale al bivio: in arrivo i dati macro che faranno chiarezza

A cura di Stefan Scheurer, Director di Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors

All’inizio della settimana i timori di una seconda ondata epidemica hanno indotto gli investitori alla cautela. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha registrato oltre 180.000 nuovi casi di Covid-19 rispetto al weekend precedente. L’aumento esponenziale dei contagi in Svezia, Brasile, India e in gran parte degli Stati Uniti ha fatto segnare il più consistente incremento giornaliero delle infezioni da inizio anno. Al contempo, il graduale allentamento del lockdown in diversi Paesi e aree geografiche contribuisce a una lenta ripresa della vita sociale e dell’attività economica. I mercati finanziali sono in prossimità di un bivio dove sentiment e posizionamento degli investitori sembrano prendere strade divergenti?

La progressiva eliminazione delle misure di isolamento e la maggiore mobilità sono necessarie per il rilancio economico, ma da sole non bastano. Alcuni dati Usa suggeriscono che ultimamente la ripresa potrebbe aver nuovamente rallentato il passo dopo un’iniziale stabilizzazione e un riavvio dell’attività in aprile e maggio, mentre i dati sulla mobilità (che beneficiano della fine del lockdown) indicano un continuo e graduale aumento dell’attività. Le statistiche sulle esportazioni dall’Asia sono incoraggianti e i Pmi dell’area euro evidenziano un generalizzato incremento per questo mese (cfr. Grafico della settimana), prevalentemente riconducibile al settore dei servizi. Inoltre, l’indice Ifo del sentiment delle imprese tedesche mantiene il trend ascendente e anche la fiducia dei consumatori europei è migliorata, segno che le famiglie sono meno pessimiste sui futuri consumi in Europa. Con tutta probabilità nel vecchio continente la ripresa sarà alimentata dagli stimoli fiscali promessi. Il governo italiano sta valutando una riduzione dell’aliquota Iva per alcuni beni e servizi (settore alberghiero, della ristorazione e automotive) fino al 10% per due anni. Anche l’esecutivo britannico, sull’esempio della Germania, ipotizza un taglio dell’Iva per sostenere la crescita.

La settimana prossima

I dati in uscita la prossima settimana faranno probabilmente maggior chiarezza sul futuro dell’economia globale. A inizio settimana potremo conoscere diversi Pmi manifatturieri relativi agli Usa: gli indici del Texas (lunedì) e dell’area di Chicago (martedì) oltre all’indice nazionale Ism (mercoledì). Come in Europa, questi indicatori dovrebbero suggerire una continua ripresa legata all’allentamento del lockdown. Gli osservatori presteranno attenzione anche al Conference Board Index (martedì), indicatore fondamentale per i consumi statunitensi (che rappresentano circa due terzi del Pil Usa aggregato), e ai dati sul mercato del lavoro Usa per il mese in corso. Su questo fronte il consensus prevede nuovi progressi: aumento dell’occupazione (dati attesi per mercoledì e giovedì) e diminuzione della disoccupazione (dati attesi giovedì).

Più scarno il calendario dell’Eurozona. Se escludiamo gli indicatori del sentiment (lunedì) e le stime preliminari sull’inflazione dei prezzi al consumo (martedì), l’unico altro dato di interesse è il tasso di disoccupazione che verrà aggiornato in diversi Paesi dell’area (mercoledì).

In Asia, l’attenzione si focalizzerà sulla Cina, che renderà noti i Pmi manifatturieri martedì, mercoledì e giovedì. L’indice ufficiale pubblicato dal National Bureau of Statistics potrebbe peggiorare leggermente, ma dovrebbe comunque restare al di sopra della soglia critica di 50 per il terzo mese consecutivo e puntare a un aumento della produzione. Si attendono inoltre i Pmi di diversi altri Paesi asiatici. In Giappone sono previste le statistiche sulle vendite al dettaglio (lunedì) e sulla produzione industriale (martedì).

Restare realisti nel valutare la situazione economica

Da un punto di vista tecnico (considerando anche gli indici di forza relativa), i mercati globali scambiano a livelli neutrali dopo una battuta d’arresto “salutare”. Eppure, si troveranno presto a un bivio, poiché il sentiment e il posizionamento degli investitori sembrano prendere strade divergenti. Secondo l’American Association of Individual Investors, la percentuale di investitori “orsi” resta ancora appena inferiore al 50%. Al contempo, i flussi di capitale netti misurati dal provider di dati Epfr indicano un netto incremento della propensione al rischio.

Nelle ultime tre settimane, i fondi dei mercati monetari globali hanno evidenziato deflussi netti complessivi per 40 miliardi di dollari, dopo afflussi totali netti di quasi 1.200 miliardi di dollari da inizio marzo. I capitali sono stati investiti in asset più rischiosi come fondi azionari o di obbligazioni societarie. Anche se tutto sembra propendere per un’accelerazione della ripresa economica trainata da ingenti stimoli monetari e fiscali, preferiamo mettere gli investitori in guardia da un eccessivo ottimismo. L’aumento dei nuovi casi di coronavirus o la costante guerra commerciale sino-americana (soprattutto in vista delle prossime elezioni presidenziali negli Usa) potrebbero essere fonte di maggiore volatilità. Sarà necessario prestare molta attenzione a quale strada prenderà l’economia.

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