Effetto Sanders, tutti i rischi delle elezioni Usa per i mercati

Sen. Bernie Sanders, a 2020 Democrat candidate for President, holds a Super Tuesday watch party March 3, 2020 in Essex Junction, Vermont. (M. Scott Mahaskey/Politico)

A cura di Regina Borromeo, senior portfolio manager del team Global Macro Fixed Income di Robeco

I mercati, già tormentati, hanno un nuovo problema di cui preoccuparsi: la possibilità di un presidente socialista negli Stati Uniti. Bernie Sanders ha ottenuto risultati sorprendentemente favorevoli durante la corsa alla nomination del Partito Democratico per sfidare il Presidente degli Stati Uniti Trump nelle elezioni di novembre. Il settantottenne senatore è il candidato di gran lunga più a sinistra degli ultimi decenni a contendersi la nomina per le presidenziali.

Nel 2019 i principali rischi per le prospettive macro coincidevano con la guerra commerciale, la recessione dell’industria globale e l’allentamento/inasprimento delle politiche delle principali banche centrali, tutti fenomeni che costituiscono incognite note. Per il 2020, le principali fonti di rischio sono la diffusione globale del Covid-19 e la possibilità di una presidenza di Bernie Sanders.

Sanders è un politico anti-establishment e, per molti versi, un outsider e un sovvertitore. Da quando ha perso contro Hillary Clinton per la nomination nel 2016, ha perfezionato la sua macchina elettorale per costruire una solida base tra i gruppi precedentemente sottovalutati, come i giovani e gli elettori di origine latinoamericana.

Per quanto lo scenario di riferimento del mercato preveda il mantenimento dello status quo, vale a dire un presidente repubblicano (Trump), un Senato a guida repubblicana e una maggioranza democratica alla Camera dei Rappresentanti, questa volta Sanders potrebbe finalmente aver appreso come vincere.

Il principale rivale di Sanders è l’ex vicepresidente Joe Biden, molto più moderato, che ha fatto bene nel “Super Tuesday”, giorno in cui si decidono le primarie di 14 Stati. I Democratici dell’establishment non sono sicuri che il socialismo democratico di Sanders possa vincere le elezioni nazionali, dato che il senatore si colloca molto più sinistra rispetto all’americano medio.

Inoltre, i Democratici di lunga data diffidano degli outsider come Sanders, poiché questi si è presentato come indipendente alle elezioni per il seggio al Senato del Vermont, e si candida come Democratico solo per le presidenziali. Tuttavia, il suo energico messaggio anti-establishment e socialista contro le grandi imprese e i ricchi ha certamente guadagnato consensi, mentre il voto moderato è rimasto frammentato.

Nel 2020 la quota degli aventi diritto al voto appartenenti alla generazione Z (dai 18 ai 23 anni) sarà più che raddoppiata rispetto al 2016 (il 10% contro il 4%), il che potrebbe rivelarsi vantaggioso per Sanders. Il Presidente Trump ha dimostrato che il dominio politico e il comportamento anti-establishment possono essere vincenti. Per conquistare la nomination democratica e battere Trump, Sanders dovrebbe mobilitare senza precedenti il voto dei giovani ed espandere l’elettorato.

Quali sono dunque le proposte di Sanders in un Paese così fortemente capitalista? Uno dei punti salienti della campagna di Sanders è la disuguaglianza sociale; alcuni elementi delle sue politiche, come la remissione del debito degli studenti, le lezioni gratuite nelle università statali, una serie di aumenti delle imposte, un incremento del salario minimo a 15 dollari all’ora e l’assistenza sanitaria gratuita universale, si concentrano proprio su questo.

Queste proposte riscuoteranno il favore di molti americani, ma alcune delle sue priorità politiche sono sfavorevoli per i mercati. Quattro politiche in particolare potrebbero gravare su di essi.
• Aumenti delle imposte: Sanders vuole abrogare gli sgravi fiscali di Trump, riportando l’aliquota massima dell’imposta sulle società al 35% e innalzando al 52% l’aliquota massima dell’imposta sui redditi. Il senatore vuole anche introdurre un prelievo dello 0,5% sulle operazioni in azioni, dello 0,1% su quelle in obbligazioni e dello 0,0005% su quelle in derivati.
• Regolamentazione del sistema finanziario: Sanders vuole smembrare le sei più grandi banche statunitensi considerate “too big to fail”, che hanno attualmente un patrimonio complessivo superiore a 10mila miliardi di dollari, e reintrodurre il Glass-Steagall Act, che separa l’attività di investment banking da quella di retail banking.
• Rivoluzione nella sanità: l’estensione universale di Medicare (“Medicare for All”) sostituirebbe le assicurazioni sanitarie private con un programma federale single-payer, finanziato da un’imposta sui salari del 7,5% pagata dai datori di lavoro e da un’imposta sui redditi del 4% pagata dai dipendenti. Sanders vuole anche abbassare i prezzi dei farmaci da prescrizione.
• Spesa pubblica federale: questa voce comprende un’ampia gamma di programmi, che riguardano per esempio l’edilizia abitativa, l’istruzione e i trasporti, nonché un “Green New Deal” per affrontare il cambiamento climatico. Solo quest’ultimo costerebbe 16mila miliardi di dollari in 10 anni.

I settori più direttamente interessati sarebbero quindi quelli farmaceutico, sanitario e bancario. Tuttavia, gli investitori dovrebbero tener presente che a novembre si svolgeranno anche le elezioni del Congresso, fonte di problemi per chiunque diventi Presidente.
I due scenari più probabili sono un Congresso diviso – con i Democratici che controllano la Camera dei Rappresentanti e i Repubblicani che controllano il Senato, come nella situazione attuale – o una maggioranza semplice ma debole dei Democratici in entrambe le Camere.

In entrambi i casi sarebbe difficile per Sanders far approvare la maggior parte delle sue politiche più importanti, come Medicare for All, lo smembramento delle banche, la riforma fiscale e la cancellazione totale del debito studentesco. I Democratici del Congresso dovrebbero fare fronte comune per approvare riforme di ampia portata a fronte di una vasta opposizione repubblicana, il che costituirebbe un grosso ostacolo per molte delle controverse politiche di Sanders.

Cosa comporta tutto questo per un mercato già tormentato dal coronavirus? Se la candidatura di Sanders sfociasse in una nomination per le presidenziali, l’avversione al rischio e la volatilità aumenterebbero, vista la crociata contro le grandi imprese, l’enfasi sulla regolamentazione finanziaria e i programmi fiscali restrittivi del senatore.

Medicare for All avrebbe un notevole impatto negativo sul comparto farmaceutico, sui produttori di materiale per dialisi e di dispositivi medici, e le assicurazioni sanitarie. Avrebbe anche ricadute moderatamente sfavorevoli sul settore delle attrezzature e forniture mediche. Con l’aumento della volatilità, tuttavia, si presenteranno particolari opportunità che daranno agli investitori, che preferiscono il value investing, la possibilità di decretare vincitori e vinti.

Forse l’ultima parola dovrebbe spettare a John Adams, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, che fu il secondo presidente degli Usa dal 1797 al 1801. In una lettera del 23 marzo 1776 Adams scrisse: “In politica, la via di mezzo non è sufficiente”. Trump e Sanders non hanno certo preso questa strada.

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