Euro favorito contro il franco

franco svizzero
A cura di Matteo Ramenghi,  Chief Investment Officer UBS WM Italy

Le principali aree economiche stanno procedendo con politiche fiscali e monetarie quanto mai diverse e non sembrano essere coordinate o, almeno, copiarsi l’un l’altra, come avveniva in passato. Gli Stati Uniti hanno alzato i tassi d’interesse, ma la riforma fiscale di Trump aumenta il deficit del bilancio federale, mentre l’eurozona mantiene una forte disciplina dei bilanci pubblici, ma stenta a uscire da politiche monetarie espansive, e il Giappone conferma politiche espansive su più fronti. Anche la Cina sembra reagire a ogni forma di rallentamento con politiche monetarie espansive e, spesso, anche con manovre fiscali.

La debolezza dell’economia europea e le imminenti elezioni hanno pesato sul cambio EURUSD. Tuttavia, gli ultimi dati economici suggeriscono una stabilizzazione nel vecchio continente e la prossima generazione di leader europei potrebbe avere un approccio meno espansivo e, di conseguenza, favorire la forza dell’euro. In un contesto d’incertezza politica su entrambi i lati dell’Atlantico, ci aspettiamo che a breve termine il dollaro possa rimanere ben sostenuto, ma allungando l’orizzonte crediamo che i fondamentali dell’economia europea (surplus commerciale e basso deficit dei bilanci pubblici) siano destinati a spingere il cambio EURUSD su livelli più elevati.

In chiave difensiva, manteniamo un sovrappeso sullo yen giapponese. Per via dei suoi tassi d’interesse bassi e prevedibili, lo yen è la valuta che viene utilizzata da molti investitori speculativi per finanziare posizioni su altre piazze finanziarie, per esempio una posizione sull’indice azionario statunitense S&P 500. Questo fa sì che, nelle fasi di volatilità delle borse, alcune di queste posizioni vengano chiuse e gli investitori si trovino a dover ricomprare yen per ripagare i finanziamenti che erano stati utilizzati, facendone salire le quotazioni. Dal nostro punto di vista, il sovrappeso sullo yen consente di mitigare la volatilità dei portafogli.

Il franco svizzero, come in passato, ha beneficiato dell’incertezza politica che oggi abbonda a livello globale. Notiamo però che i recenti segnali di stabilizzazione dell’economia dell’eurozona fanno pensare che l’uscita da politiche monetarie espansive sarà più rapida per la BCE che per la Banca nazionale svizzera, che necessariamente deve mantenere qualche mese di ritardo. Per questo, favoriamo l’euro contro il franco svizzero.

Restando in Europa, siamo più positivi sulla corona norvegese. Di recente sembra essere stata dimenticata dagli investitori, ma l’economia cresce del 2,5% e anche l’inflazione si attesta su livelli simili, che potrebbero spingere la Norges Bank, la banca centrale, ad annunciare un aumento dei tassi verso la fine dell’anno.

La Cina è stata accusata da Trump di aver mantenuto artificialmente basso il valore del renminbi per favorire l’export. Ciò non è facilmente dimostrabile, ma certamente la People’s Bank of China ha spesso reagito a fasi di debolezza economica tagliando i tassi o favorendo i prestiti bancari e, indirettamente, indebolendo la valuta. Ci aspettiamo che questo approccio venga mantenuto e, pertanto, in questa fase siamo cauti sul renminbi.

Di recente abbiamo avviato anche un sottopeso sul dollaro australiano. L’Australia è notevolmente esposta agli scambi commerciali con la Cina e la Reserve Bank of Australia potrebbe reagire alle minacce di protezionismo tagliando i tassi d’interesse. Siamo cauti anche sul dollaro canadese perché, nonostante la stabilizzazione dell’economia, crediamo che la banca centrale manterrà un approccio complessivamente accomodante.

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